1 agosto 2020

La morte di Brandon Lee

La storia del cinema è spesso funestata da eventi drammatici, e alle volte il destino gioca brutti scherzi come quando il figlio di un attore morto a trentatré anni in circostanze apparentemente misteriose perde la vita ucciso per errore sul set.

È questo quanto accaduto il 31 marzo del 1993, quando Brandon Lee, figlio della leggenda del cinema di arti marziali Bruce Lee, rimase ucciso a ventotto anni appena compiuti sul set di quello che sarebbe rimasto per sempre il suo ultimo film per un'assurda fatalità.


I fatti di base


Brandon Lee trascorse gli ultimi tre mesi della sua vita a Wilmington, in North Carolina, dove stava girando Il Corvo, che partì come film a basso budget ma negli anni e decenni seguenti diventò un cult anche a causa dei tragici fatti che avvennero durante le riprese. Dovendo girare un film che si svolgeva prevalentemente di notte, Brandon stava seguendo una routine piuttosto insolita, svegliandosi alle 16, lavorando tutta la sera e la notte e andando a dormire alle 9 del mattino.

Il 30 marzo del 1993 Brandon andò come di consueto alla palestra Fitness Today, che si trovava all'interno del centro commerciale Marketplace Mall di Wilmington. Le riprese per il film erano quasi complete e Brandon prevedeva di tornare a Los Angeles l'8 di aprile. Finito l'allenamento, l'attore si spostò ai Carolco Studios (oggi noti come EUE / Screen Gems Studios) per girare una delle ultime scene del film.

Intorno alle 00:30 del 31 marzo, il cast stava girando la scena dell'omicidio di Eric Draven, il protagonista del film che torna dai morti per vendicarsi dei propri assassini. Brandon, nei panni di Eric, avrebbe dovuto entrare in una stanza con in mano un sacco della spesa, nella stanza avrebbe trovato Funboy, interpretato da Michael Massee, che gli avrebbe sparato con un revolver calibro .44 uccidendolo. Nel sacco che Brandon teneva in mano era posizionata una piccola carica esplosiva che avrebbe dovuto simulare lo sparo.

Quando Brandon entrò nella stanza, Massee fece fuoco verso di lui da una distanza di circa tre metri con una pistola che avrebbe dovuto essere caricata a salve. Sulle prime nessuno dei presenti, in un numero imprecisato tra settantacinque e cento, si accorse di nulla; Brandon si era accasciato al suolo, aveva fatto esplodere la carica nel sacchetto e tutto sembrava procedere come previsto. Ma alla fine della ripresa l'attore non si rialzò e sotto di lui si estese un'ampia pozza di sangue.

Brandon Lee fu trasportato da un'ambulanza all'ospedale New Hanover Regional Medical Center di Wilmington dove i medici gli trovarono una ferita all'addome della dimensione di una moneta da un dollaro. Lee fu portato in sala operatoria poco dopo l'una di notte, l'operazione durò cinque ore dopo le quali fu portato in terapia intensiva. Ma Brandon Lee non si risvegliò mai e alle 13:04 fu dichiarato morto per emorragia interna.


La dinamica dell'incidente


L'incidente mortale accorso a Brandon Lee è frutto di una sfortunata quanto lunga catena di eventi. Alcune settimane prima la troupe del film acquistò in un negozio di pegni un lotto di proiettili .44. Trattandosi di proiettili attivi, uno dei responsabili decise di non lasciarli sul set e li conservò nel bagagliaio della propria auto per due settimane.

Per alcune scene del film servivano sia proiettili a salve sia proiettili inerti. Per risparmiare tempo i produttori decisero di creare entrambe le tipologie di proiettili disattivando quelli che avevano. Realizzarono le cariche a salve (blanks in inglese) riducendo la quantità di polvere da sparo fino a un quarto della capacità e togliendo l'ogiva. Per realizzare i proiettili inerti (dummy bullets) tolsero la polvere da sparo e disattivarono gli inneschi. Tuttavia per un semplice errore in almeno uno dei proiettili che avrebbero dovuto essere inerti l'innesco rimase attivo.

La troupe girò quindi la scena per la quale servivano i proiettili inerti, che prevedeva il primo piano di un caricatore durante uno sparo, e uno degli inneschi rimasti attivi diede la spinta sufficiente all'ogiva del proiettile affinché questa venisse sparata rimanendo incastrata nella canna del revolver così da incepparlo.

La pistola restò quindi inutilizzata per due settimane, fino al fatidico 31 marzo. Affinché l'effetto dello sparo di Funboy verso Draven fosse più drammatico, l'arma fu caricata con cariche a salve a pieno carico di polvere da sparo. E fu proprio una di queste a fare sì che l'ogiva rimasta incastrata venisse effettivamente sparata dalla pistola, raggiungendo all'addome Brandon Lee.


Game of Death: lo strano caso del film di Bruce Lee che predisse i fatti


Uno dei più celebri film del padre di Brandon, Bruce Lee, è il postumo Game of Death distribuito in Italia come L'ultimo combattimento di Chen aggiungendo un riferimento truffaldino al nome del protagonista di Dalla Cina con Furore con cui in realtà non ha alcun legame. Nel film Bruce Lee interpreta l'attore Billy Lo che si trova ad essere nel mirino di un gruppo di gangster che intende ucciderlo durante le riprese di un film. Uno dei gangster si intromette nella troupe e spara a Billy Lo con un proiettile vero anziché con uno caricato a salve, Billy sopravvive e decide di fingersi morto per poter sgominare la banda muovendosi inosservato. Fin qui le somiglianze con il caso di Brandon Lee sembrano sorprendenti.


In realtà il film del 1978 è un rimontaggio del lungometraggio originale scritto, diretto e prodotto proprio da Bruce Lee la cui trama era completamente diversa. Nell'originale, rimasto incompiuto e del quale sopravvivono circa quaranta minuti di girato, il protagonista è un artista marziale professionista che viene ricattato da una gang coreana che lo costringe a collaborare con loro rapendo suo fratello e sua sorella.

La trama scritta da Bruce Lee è quindi lontanissima da quanto occorso al figlio e in realtà anche le similitudini tra Game of Death del 1978 e la morte di Brandon sono piuttosto labili, perché le circostanze in cui è morto Brandon Lee sono talmente improbabili da essere praticamente impossibili da pianificare.

A distanza di quasi trent'anni, non ci sono più misteri nella morte di Brandon Lee, né complotti sotterranei o profezie: solo un'infausta catena di eventi mista a incuria e negligenza.



Fonti:

2 commenti:

  1. Ciao, volevo portare alla tua attenzione questo video :
    https://youtu.be/3IV4QlDlip8
    parla di Brandon Lee dal punto di vista di Adam Kadmon. questo lo pseudonimo del noto ( più o meno ) complottista che si cela dietro ad una maschera. ( non per paura del covid ma perché, a suo dire, c'è tanta gente che lo vuole morto. ) ti scrivo perché sono stanco di vedere questi personaggi che vivono di libri e trasmissioni sui complotti ( non mi risulta che il signor Kadmon abbia un lavoro ) e quindi ti chiedo, per quanto possibile, di debunkerizzarlo ( si dice così ? ) una volta per tutte !
    ciao e buon lavoro.

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  2. Grazie Marco. So chi è Adam Kadmon. Nel gergo si dice "debunkarlo", ma ovviamente è un neologismo e non ci sono regole in proposito. Guardo il video e ti faccio sapere. Grazie della visita. Buon lavoro anche a te.

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