17 settembre 2019

Andrew Cunanan: intervista all'ex agente speciale dell'FBI Peter Ahearn

L'originale in inglese è disponibile qui.

Nel 1997 lo spree killer Andrew Cunanan uccise cinque persone nell'arco di tre mesi; dopo aver ucciso il suo amico Jeff Trail con un martello, uccise altre quattro persone con un'arma da fuoco e l'ultima delle sue vittime fu lo stilista Gianni Versace. Per capire meglio le motivazioni di Cunanan e alcuni dettagli sull'investigazione, offriamo oggi ai nostri lettori un'intervista a Peter Ahearn, ex agente speciale responsabile dell'ufficio dell'FBI di San Diego che coordinò le attività dell'FBI in loco.

Ringraziamo Peter Ahearn per la sua cortesia e disponibilità.




Nastro di Möbius: In cosa questo caso è diverso dagli altri su cui hai indagato?

Peter Ahearn: Dal punto di vista investigativo, non lo è molto. Era il tipico caso di un fuggitivo. Ogni giorno negli Stati Uniti ci sono circa 25.000 fuggitivi, alcuni molto pericolosi, altri meno.

La frenesia mediatica non era una novità, una volta che un caso di questo tipo diventa noto. Internet era un fenomeno nuovo, non avevamo social media e se questo caso accadesse oggi, probabilmente sarebbe stato catturato prima. Questo caso è stato esasperato quando è stata assassinata una celebrità, in assenza di ciò sarebbe stata una normale caccia a un fuggitivo. Fino a quel momento, si trattava di un'indagine per omicidio da parte delle autorità locali. Una volta scoperto che Cunanan era fuggito dal Minnesota, iniziò una normale caccia all'uomo federale.

Ad esempio, la prima settimana che arrivai a Buffalo, iniziò una sequenza locale di omicidi. L'individuo, Frank Murphy, uccise quattro familiari e degli amici e scappò. Il timore che potesse uccidere di nuovo mi ha consentito di inserirlo nella Top Ten dei ricercati dell'FBI. Il giorno in cui lo avremmo dovuto annunciare fu catturato. Il suo motivo: denaro, droghe e odio verso la sua famiglia. Ti ricorda Cunanan? Cunanan, dopo aver iniziato con il suo primo omicidio, si fissò e uccise Versace, e questo trasformò una persona emotivamente motivata, con un trauma psicologico e malato di mente in un assassino in fuga con la missione di uccidere Versace.


Nastro di Möbius: Secondo la tua opinione, cosa ha scatenato la follia omicida di Cunanan all'improvviso?

Peter Ahearn: Questa domanda rimane insoluta e non ha mai avuto risposta come sai, e molte teorie dettate dal buon senso sono state smentite. Non essendo uno psicologo o uno scienziato del comportamento queste sono mie supposizioni. Credo che fosse mentalmente instabile, con l’aggravante di aver finto di essere una persona di cui non riusciva a tenere il passo. Denaro, droga, paranoia, personalità narcisista e fallimenti precedenti della famiglia portarono a un punto in cui non poteva accettare rifiuti e dovette ammettere il fallimento di tutto quello che aveva voluto o pensato di poter ottenere. Ciò è culminato nel suo viaggio in Minnesota.

Lui usava le persone: famiglia, amici, altri che non conosceva nemmeno bene. Credo che tutto questo lo abbia fatto scattare e abbia dato inizio alla sua follia omicida che iniziò con delle persone che aveva vicine e che si evolse fino alla morte di due persone, tra cui Versace, con cui non aveva legami.


Nastro di Möbius: Secondo te, perché scelse Versace come vittima? Non avevano nulla in comune, se non un presunto incontro sette anni prima, che fu molto breve.

Peter Ahearn: La chiave di questa risposta è la salute mentale. Era un disastro ambulante, una bomba a orologeria. Costruita nel corso degli anni. Per anni si è concentrato su questo rapporto immaginario con Versace, dopo aver compiuto il suo primo omicidio, era prevedibile che Versace sarebbe stato un suo obiettivo chiave. Nella sua mente incolpava Versace di tutti i suoi fallimenti.

Dopo aver ucciso i due che conosceva, ha cominciato a concentrarsi sul suo obiettivo ambito, Versace. La domanda è, dopo aver ucciso il suo amante e amico, fu allora che decise di andare alla ricerca di Versace e della sua ingiusta vendetta? O ha aveva in mente questo fin dall'inizio? Sono convinto che il primo omicidio sia avvenuto solo sulla base del suo carattere esplosivo, visto che ha usato un martello per uccidere nell'appartamento. Non era certo premeditato, ma non importa, è iniziato lì.

Credo che si sia evoluto dopo aver ucciso Trail, usando un martello, e rubando la sua pistola. Era troppo tardi, non poteva tornare indietro e iniziò la sua follia, alla fine fissandosi su Versace. Come sai, aveva anche una cosiddetta "hit list" di celebrità famose, tutte contattate dall'FBI per avvertirle delle preoccupazioni che l'FBI aveva con Cunanan in libertà. Non esisteva un elenco di cui io fossi a conoscenza, ma l'elenco proveniva da interviste degli investigatori ad amici di Cunanan, il che portava alla necessità di avvisare chiunque Cunanan menzionasse di conoscere o di voler conoscere, o che avesse minacciato parlando con gli amici.


Nastro di Möbius: Per quanto sai, perché scelse di nascondersi in una casa galleggiante (condannandosi alla morte) invece di continuare a scappare e nascondersi?

Peter Ahearn: Credo che l'abbia scelto perché era una struttura isolata, non un hotel che lo avrebbe esposto al rischio di essere identificato mentre le autorità lo braccavano dopo aver verificato che era ancora nella zona. E di sicuro credo che il suo piano fosse di continuare a scappare. Non scelse la casa galleggiante come propria ultima sede, successe così e basta. La sua scelta non lo condannò affatto a morte certa.

Credo che si sia ucciso con uno degli ultimi proiettili che aveva nella pistola. Se avesse deciso di non suicidarsi mentre la polizia entrava in casa per verificare se fosse lì, la polizia avrebbe tentato di gestire la situazione e arrestarlo vivo. Aveva tre opzioni: uccidersi, arrendersi o morire in quello che viene chiamato “suicidio da poliziotto”; puntare la pistola contro la polizia o combattere con i pochi colpi rimasti. Non sono state trovate altre munizioni se non quelle che aveva nella pistola, se non ricordo male. Questo per me è da attribuire alla sua mancanza di pianificazione una volta che era in fuga.


Nastro di Möbius: Come ha potuto nascondersi in bella vista per così tanto tempo prima di uccidere Versace?

Peter Ahearn: Come sottolineato sopra, in ogni momento ci sono 25.000 fuggitivi che sfuggono alla cattura. Questo è un grande paese, un grande mondo e contrariamente a quello che molti pensano non è facile trovare qualcuno che non vuole essere trovato. Bin Laden è un buon esempio. Eric Rudolph il bombardiere olimpico, Whitey Bulger e potrei continuare all'infinito.

C'è un vecchio modo di dire nelle indagini che mi piace e che dice: "Preferisco essere fortunato piuttosto che bravo ogni giorno della settimana". Con l'avvento dei social media e internet, i dati vengono digitalizzati e resi disponibili, è un po' più difficile nascondersi da fuggitivo, ma dipende anche dalle risorse assegnate alla caccia al fuggitivo e dalle risorse che il fuggitivo ha a sua disposizione.

Gli US Marshals (USMS) sono i principali cacciatori di fuggitivi negli Stati Uniti e sono eccezionali. Le autorità locali e statali, con l'assistenza degli USMS, sono i primi responsabili nella giurisdizione locale, ma una volta che una persona esce dallo stato, gli USMS prendono il controllo di solito. L' FBI caccia ancora i fuggitivi ma in base alla minaccia che la persona pone, l'FBI reagisce di conseguenza. Dall’11 settembre le risorse sono state redistribuite e l'FBI non è così profondamente coinvolto oggi come lo era in precedenza nelle questioni di fuggitivi federali.

Con Cunanan, le autorità dell'FBI, della Pennsylvania e del New Jersey avevano finalmente individuato Cunanan nell'area di Filadelfia, ma le informazioni erano state sentite da qualcuno dalla radio della polizia locale e diffuse nei notiziari. Ciò ha permesso a Cunanan di eludere la cattura e lo ha portato a rubare il pick-up di William Reese, ucciderlo e guadagnare più tempo.


Nastro di Möbius: La sua capacità di travestirsi è stata un fattore chiave nell'essere riuscito a sfuggire alla polizia per più di due mesi?

Peter Ahearn: Non credo che sia stata la chiave che gli ha permesso di fuggire. Sicuramente ci sono state alcune piste importanti che le autorità della Florida si sono perse. Dopo aver capito che c’era una caccia all'uomo e che era braccato ha dovuto adeguarsi al gioco di scappare ed essere più cauto. Credo che la sua capacità di cambiare il proprio aspetto, anche se in minima parte, non gli abbia reso le cose facili come invece hanno fatto i moltissimi avvistamenti fasulli che hanno portato gli investigatori a fare una caccia ai fantasmi.


Nastro di Möbius: Ciò che trovo sorprendente è che Cunanan ha vissuto una vita normale per 27 anni, e poi si è trasformato in una macchina mortale e ha ucciso quattro persone in due settimane. Vedi molti casi di questo tipo nel tuo lavoro abitualmente o è un caso unico?

Peter Ahearn: Assolutamente, ne ho visti molti, in particolare uno a Buffalo, Frank Murphy che ho già menzionato. Cunanan era uno spree killer, non un serial killer. Lo spree killer si innesca per un solo evento di solito e poi si rende conto che non puoi tornare indietro e rimediare all'incidente, quindi vive in preda ai rancori, all'odio di persone specifiche o di qualsiasi persona in cui si imbatte, fino a quando non si arrende, si suicida o viene ucciso dalla polizia. Di solito compiono i loro omicidi in un breve lasso temporale, magari non un paio di giorni, ma fino a qualche mese.

Dopo Versace, Cunanan non ha più ucciso. Perché? Non ha incontrato qualcuno che lo minacciasse di denunciarlo o identificarlo, o lo avrebbe ucciso. Sono sicuro che ci sian ex spree killer tuttora in fuga. Ad esempio, se quando ha fatto irruzione nella casa galleggiante vi avesse trovato delle persone, non ho dubbi che li avrebbe uccisi. Temo che non lo sapremo mai.


Nastro di Möbius: Pensi che sarebbe stato possibile catturarlo vivo? Sono stati fatti errori che gli hanno permesso di continuare a scappare?

Peter Ahearn: Sono sicuro che sono stati fatti errori, ci sono sempre errori in ogni indagine. Dopo un'indagine così grande, c'è sempre una revisione di quello un investigatore avrebbe fatto, avrebbe dovuto fare e ciò che ha fatto. “Si fanno cazzate” potremmo dire.

Ricorda, la fortuna gioca un ruolo enorme in un'indagine, in ogni caso di cui mi sono occupato o che ho supervisionato ci sono stati errori, grandi e piccoli. E il 98% ha avuto risultati investigativi eccezionali. Non tutti hanno avuto successo per molte ragioni, come errori umani o questioni procedurali. La natura delle indagini è molto simile a quella di un giornalista che insegue la propria inchiesta.

Maureen Orth ha definito il caso di Cunanan “la più grande caccia all'uomo fallita nella storia dell'FBI”. Ne dubito. Ce ne sono state molte altre nella storia dell'FBI. Succede. E ce ne saranno altre. L'FBI non è perfetto, è dannatamente vicino all'esserlo, ma non perfetto. Questo non è stato un caso perfetto in nessun modo, ma dal punto di vista storico non è stato insolito.

Chiudo questi commenti aggiungendo che queste sono le mie opinioni e non commenti ufficiali dell'FBI. Come agente speciale responsabile dell'ufficio dell'FBI di San Diego, ho coordinato l’attività dell’FBI in loco. La maggior parte della nostra indagine è stata di supporto ad altre divisioni dell'FBI durante la caccia all'uomo. Abbiamo condotto interviste ai familiari, amici, obiettivi presunti delle minacce di Cunanan, ecc. Abbiamo lavorato a stretto contatto con la comunità LTGBQ per via dei timori interni alla comunità che Cunanan stesse tornando a San Diego per uccidere coloro con cui voleva regolare i conti. Abbiamo partecipato alle riunioni della comunità, incontrato i capi della comunità LTGBQ, affrontato le domande della stampa, lavorato con la madre di Cunanan per comprendere le motivazioni e la storia di Andrew e per aiutarla a gestire la lente mediatica sotto cui si trovava.

Ogni giorno supervisionavo le telefonate di tutti gli uffici dell'FBI che partecipavano direttamente alle indagini: San Diego, Los Angeles, il quartier generale, Minneapolis, Chicago, Filadelfia e Miami. Quindi, non ho approfondito tutti gli aspetti dell'indagine e non posso giudicare gli errori commessi su dati di fatto, ma mi baso solo su ciò che ho letto nell'interpretazione mediatica dei fatti.

Nel complesso, è stata una totale tragedia data la morte delle persone coinvolte, la salute mentale di Cunanan e la sua personalità. Siamo fortunati che non siano state perse più vite, ancora una volta, la fortuna è la parola chiave.

Andrew Cunanan: an interview with former FBI Special Agent Peter Ahearn

An Italian translation is available here.

In 1997 spree killer Andrew Cunanan killed five people in a three month span; after killing his friend Jeff Trail with a hammer, he killed four other people by firearm and the last of his victims was fashion designer Gianni Versace. To better understand Cunanan's motives and some details about the investigation, we offer today our readers an interview with Peter Ahearn, former FBI Assistant Special Agent in Charge of the FBI San Diego office who coordinated the FBI response there.

We would like to thank Peter Ahearn for his kindness and willingness to help.




Nastro di Möbius: How was this case different from others you've investigated?

Peter Ahearn: From an investigative perspective, not much. It was a typical fugitive case. Realize, on any given day in the U.S. there are 25,000 or so fugitives on the run, some very dangerous, some not so.

The media frenzy was nothing new, once a case of this nature becomes publicly socialized. Remember, the internet aspects were new, we did not have social media per se, and had this case been happening today, probably would have led to an earlier apprehension. The nature of this case escalated when a noted celebrity was murdered, absent that, this would have been a normal fugitive hunt. Until that time, this was a homicide investigation by local authorities. Once they found Cunanan had fled Minnesota, a standard manhunt for a fugitive began from a federal perspective.

As an example, the first week I arrived in Buffalo, NY, we had a local homicide spree killing begin. The individual, Frank Murphy, killed four family members and friends and went on the run. Concerns he would kill again enabled me to place him on the FBI Top Ten list. The day we were to announce it, he was captured. His motive: money, drugs and hate of his family. Does it sound like Cunanan? Cunanan, once he began with his first kill, eventually fixated on and killed Versace, making an emotionally motivated, psychologically broken and mentally ill person become a murderer on the run with a mission to kill Versace.


Nastro di Möbius: In your opinion, what started Cunanan's murder spree all of a sudden?

Peter Ahearn: That question remains today and has never been answered as you know and several conventional wisdom theories have been thoroughly debunked. Not being a trained or certified behavior scientist or phycologist, this is sheer speculation on my part. I believe his mental stability was questionable, compounded by years of a persona he could not keep up with. Money, drugs, paranoia, narcissistic personality and historical family failures, led to a point where he could not take rejection and recognized failure of all he had wanted or thought he could achieve. This culminated in his Minnesota visit.

He was a user of people: family, friends, people he did not even know well. I thoroughly believed all this led up to him snapping and beginning what became a spree of killings starting with his close relationships that evolved into deaths of two people, Versace included, who he really had no social relationship.


Nastro di Möbius: In your opinion, why did he choose Versace as a victim? They had nothing in common, unless an alleged meeting some seven years before, which was very quick.

Peter Ahearn: The key to that answer is mental health. He was a walking disaster, a ticking time bomb. It would build and build over years. All the years he focused himself on this fictional relationship with Versace, once he did his first killing, it was understandable Versace was a key target of his. In his mind he blamed Versace for all of his failures.

Once he murdered those he knew, he began to focus on his evolved target, Versace. The question is, once he killed his lover and friend, did he then decide to go on the spree looking for Versace and unattributed vengeance? Or did he start with that in mind? I firmly believe the initial killing just happened based on his explosive temper, noting he used a hammer in the apartment, to do the killing. Not sure premeditated when he arrived, but does not matter, it began there.

I believe it evolved once he killed Trail, using a hammer, stealing his gun. Then it was too late, he could not go back and began his spree, ultimately fixating on Versace. As you know, he also had a so called “hit list” of noted celebrities, all contacted by the FBI to warn them of the concerns the FBI had with Cunanan on the run. There was no list I know of, but the list came from investigative interviews of friends of Cunanan, leading to the need to advise anyone Cunanan mentioned he knew or wanted to know, or threatened in conversations with friends.


Nastro di Möbius: As far as you know why did he choose to hide in a houseboat (thus condemning himself to death) instead of keep running and hiding?

Peter Ahearn: I believe he chose it because it was self-contained, not a hotel exposing him to being identified as authorities were closing in having verified he was still in the area. And for sure I believe his plan was to continue to run. He did not pick the houseboat for his final stand, it just happened. His choice did not at all condemn himself to certain death.

He killed himself with I believe one of the last bullets in his gun. Had he opted not to kill himself as police entered the house to investigate if he was there, police would have attempted to contain the situation and apprehend him alive. He had three options: kill himself, give up or die in what would be called suicide by cop; point the gun at police or engage in confrontation with the few rounds he had left. No other ammunition was found than what was in the gun if I recall correctly. That to me goes to his lack of planning once he went on the run.


Nastro di Möbius: How come he was able to hide in plain sight for such a long time before killing Versace?

Peter Ahearn: As pointed out above, at any one time there are 25,000 fugitives evading capture. This is a big country, a big world and aside from what many thinks, it is not easy to find someone who does not want to be found. Bin Laden is a good example. Eric Rudolph the Olympic bomber, Whitey Bulger, and I could go on and on and on.

There is an old investigative saying that I like: “I would rather be lucky than good any day of the week”. With the advent of social media, the internet, records being digitized and available, it is a bit harder to hide as a fugitive, but also, it depends on the resources allocated to a fugitive hunt and the resources a fugitive can have at his or her disposal.

The US Marshals (USMS) are the primary fugitive hunters in the U.S. and they are exceptional at it. State and local authorities, with USMS assistance, are the primary ones in local jurisdiction, but once a person runs out of state, the USMS take the lead for the most part. The FBI still hunts fugitives but based on the threat that person dictates, the FBI react accordingly. Since 9/11, resources have been redirected and the FBI is not as deeply involved today as they were pre-911 in all federal fugitive matters.

With Cunanan, the FBI, Pennsylvania and NJ authorities had finally pinpointed Cunanan in the Philadelphia area but the information was overheard by median monitoring local police radio and reported on air. This enabled Cunanan to evade capture and lead him to steal the truck of William Reese, killing him and buy more time.


Nastro di Möbius: Was his ability of disguise a key factor in him escaping police for over two months?

Peter Ahearn: I do not believe it was a key to him escaping and evading. Granted, there were some key leads missed by authorities in Florida. His realization that a manhunt was underway and closing in made him up his game so to speak to evade and be more cautious. I am sure his evasion by changing his looks, although minimally, did not make it easy as well as the many, many sightings of him that were not factual led investigators on wild goose chases.


Nastro di Möbius: What is surprising to me is that Cunanan lived a normal life for 27 years, and then turned into a killing machine and killed four people in two weeks. Do you see many cases like this in your everyday work or was he a unique case?

Peter Ahearn: Absolutely I have seen several, noting one above in Buffalo, Frank Murphy that I’ve already mentioned. Cunanan was a spree killer, not at serial killer. The spree killer is triggered by a sole event mostly and then realizing you cannot go back and change the incident, goes about then taking care of grudges, hate of specific people, hate of any person they run into, until they are stopped, give up or kill themselves or killed by police. Short period of killing time is associated with a spree killer, maybe not a day or two, could be a few months.

After Versace, Cunanan did not kill again. Why? He did not run into a threat to turn him in or identify him, or maybe he would have killed. I am sure there are former spree killers that are fugitive to this day. For example, if he broke into the houseboat and people were there, I have no doubt he would have killed them. We will never know, I guess.


Nastro di Möbius: Do you think it would have been possible to catch him alive? Were any mistakes made by investigators that allowed him to keep escaping?

Peter Ahearn: I am sure mistakes were made, there always are mistakes in any investigations. After an investigation of magnitude, there is some type of after-action review such as what investigators would have done, should have done and did. “Shit happens” as one could say.

Remember, luck plays a huge role in an investigation, every case I ran or oversaw had mistakes, big ones and little ones. About 98% of them had exceptional investigative results. Not all succeeded for many reasons, such as human failures or procedural issues. The nature of investigations is much like a reporter chasing a story.

Maureen Orth called Cunanan’s case the “largest failed manhunt in FBI history”. I take issue with that for sure. There have been several other over the history of the FBI. It happens. And there will be more. The FBI is not perfect, damn close I will say, but not perfect. This was not a perfect case in any sense, but not an unusual one historically.

I close these comments adding these are my opinions and not official FBI comments. As the FBI Assistant Special Agent in Charge of the FBI San Diego office, I coordinated the FBI response there. Most of our investigation supported the rest of the FBI divisions during the manhunt. We conducted leads for interviews of family, friends, perceived targets of Cunanan’s so-called threats, etc. We dealt closely with the LTGBQ community given the fear within the community Cunanan was coming back to San Diego to kill those he may have wanted to settle unknown scores with. We attended community meetings, met with LTGBQ leadership, dealt with press inquiries, worked with Cunanan’s mother to understand Andrew’s motive, history and, helped her deal with the microscope of media she was under.

Daily I oversaw the phone conference calls with all FBI offices having direct investigation participation: San Diego, Los Angeles, FBIHQ, Minneapolis, Chicago, Philadelphia and Miami. So, I was not deep into all aspects of the investigation, so I cannot judge factually any mistakes made, only based on what I read from media interpretation of facts or so-called facts.

Overall, this was a complete tragedy given the deaths of those involved, the mental health of Cunanan and his persona. We are lucky more lives were not lost, again, luck being the operative word.

7 agosto 2019

La teoria del complotto degli Uomini in Nero

Secondo una popolare teoria della cospirazione, un gruppo di agenti di una non meglio identificata agenzia governativa americana si presenterebbe dopo ogni avvistamento alieno allo scopo di spaventare i testimoni e costringerli al silenzio. Questi personaggi misteriosi sono riconoscibili solo per il fatto di indossare occhiali da sole e vestiti neri, guidano auto americane rigorosamente nere e proprio per queste caratteristiche sono noti come Uomini in Nero, o Men in Black in inglese.


La prima menzione a questi fantomatici personaggi risale al 1947, in quello che viene definito l'Incidente di Maury Island. Il 21 giugno del 1947 due uomini chiamati Fred Crisman and Harold Dahl raccontarono al giornalista Kenneth Arnold (il quale già in precedenza aveva asserito varie volte di aver avvistato oggetti volanti non identificati) di essere dei pattugliatori della guardia costiera e che la loro barca nelle vicinanze di Maury Island, isoletta nello stretto di Puget nello stato di Washington, fu avvicinata da sei dischi volanti. Secondo il racconto, da uno di questi colò del metallo bianco liquido, simile ad alluminio, che uccise il cane che era con loro e ferì a un braccio il figlio di Dahl. Il giorno dopo Dahl sarebbe stato raggiunto a casa da un uomo vestito di nero, che arrivò su una Buick e lo invitò a fare colazione in un locale poco lontano. L'uomo, che Dahl immaginò essere un agente governativo, minacciò lo stesso Dahl intimandogli il silenzio e promettendo ritorsioni contro la sua famiglia se avesse rivelato cosa aveva visto il giorno prima.

Dahl e Crisman raccontarono la propria storia ad altre testate locali, fino a quando anche l'FBI indagò sull'accaduto. Gli agenti conclusero che il racconto dei due uomini era falso, che il metallo rinvenuto sull'imbarcazione era banalmente alluminio e che i due erano solo dei mitomani in cerca di attenzione. Secondo alcune ricostruzioni i due agenti dell'FBI sarebbero morti in circostanze misteriose in un incidente aereo durante il loro ritorno in California. Tuttavia tra le indagini del Civil Aeronautics Board (l'ente che indagava sui disastri nei trasporti e che fu sostituita dall'NTSB nel 1967) non vi è traccia di tale incidente.

La storia di Dahl sulla visita dei Men in Black fu riportata anche da altri autori di ufologia come Raymond Palmer che ne scrisse nel libro The Coming of the Saucers del 1952 (realizzato in collaborazione con Kenneth Arnold), e Gray Barker nel libro They Knew Too Much About Flying Saucers del 1956.

Il libro di Barker riporta anche che l'ufologo Albert Bender indagò privatamente su quanto accaduto a Harold Dhal e in seguito fuavvicinato più volte da uomini in abiti neri che gli intimarono di interrompere le proprie ricerche. Bender scrisse anche un proprio libro nel 1962 intitolato Flying Saucers and the Three Men in cui narrò le proprie esperienze con i Men in Black, dando così spunto ad altri autori che lo hanno seguito nel propagare questa leggenda.

A seguito di queste e altre segnalazioni fu istituita una commissione di inchiesta guidata dal matematico, fisico, cosmologo e consulente della CIA Howard Robertson. La commissione, nota come Robertson Panel, stabilì che nessuno dei presunti avvistamenti di UFO aveva riscontri sufficienti da lasciar supporre che ci fosse una minaccia per la nazione. I Men in Black, pertanto, semplicemente non sono mai esistiti. Tuttavia il rapporto offre una possibile spiegazione alle visite degli Uomini in Nero: dice infatti il documento che durante le indagini alcuni agenti dell'FBI tentarono di scoraggiare i gruppi di indagine non ufficiali dal proseguire la loro attività perché avrebbero potuto influenzare la credulità popolare, diffondere il panico, e suggestionare la popolazione la punto da aumentare le segnalazioni di UFO che non corrispondevano al vero.

Se questa può essere una delle spiegazioni del perché alcuno ufologi hanno raccontato di essere stati raggiunti da misteriosi Uomini in Nero, ce ne sono sicuramente anche altri. Nel 1967 ad esempio, l'Aeronautica Militare degli Stati Uniti diffuse un'informativa verso i servizi segreti sull'esistenza di impostori che millantavano di essere agenti governativi per scoraggiare le indagini di gruppi indipendenti sugli UFO. Oltre a queste due possibili spiegazioni, resta il fatto che alcuni avvistamenti di Men in Black sono sicuramente inventate di sana pianta, per vendere qualche copia in più di libri o giornali.

Le presunte visite dei Men in Black, sono quindi ad oggi del tutto aneddotiche, così come lo sono gli avvistamenti di UFO o di extraterrestri sulla Terra. La teoria del complotto degli Uomini in Nero, comunque, non regge nemmeno al rigore critico. Nessun sostenitore di questa teoria, ad esempio, ha mai spiegato perché il governo americano dovrebbe voler tenere sotto segreta la presenta di oggetti volanti extraterrestri, a meno di non voler credere che il governo degli USA sia colluso con gli UFO. Inoltre non si capisce perché i presunti Men in Black debbano vestirsi tutti allo stesso modo da più di settant'anni, così da risultare facilmente riconoscibili.



Fonti aggiuntive:

5 agosto 2019

Cosa dice il manifesto dell'attentatore di El Paso

Il 3 agosto del 2019 il ventunenne Patrick Wood Crusius ha aperto il fuoco in un centro commerciale Walmart di El Paso, al confine tra il Messico e il Texas, uccidendo venti persone e ferendone ventisei. Poco prima di compiere l'attentato, Crusius ha postato un manifesto in cui anticipava le proprie azioni spiegandone i motivi sul forum online 8chan, che Google non indicizza più dal 2015 per via dei suoi contenuti incontrollati.


La conoscenza dei contenuti del manifesto è importante per capire quanto siano deliranti e pericolose le idee degli estremisti di destra e che i terroristi sostenitori di queste ideologie sono pericolosi tanto quanto quelli di estrema sinistra o quelli islamici.

Il manifesto inizia con una sezione intitolata About Me, in cui l'uomo esprime il proprio sostegno agli attentatori di Christchurch, in Nuova Zelanda, del 15 marzo e spiega come il suo odio nei confronti degli ispanici sia nato dopo aver letto The Great Replacement, testo complottista del 2011 dell'autore francese Renaud Camus secondo cui le popolazioni africane starebbero sostituendo la razza bianca in Europa. Le due successive sezioni sono intitolate Political Reasons e Economic Reasons e spiegano le motivazioni politiche ed economiche dietro alla sparatoria.

Nelle motivazioni politiche, Crusius sostiene che l'invasione ispanica nel sud degli USA è inarrestabile con mezzi pacifici e che, se questa non viene bloccata, gli Stati Uniti si troveranno ad avere un solo partito, cioè quello Democratico, perché secondo Crusius gli immigrati stanno compiendo un vero colpo di stato (coup, nel testo originale). Crusisus incolpa dell'invasione delle non meglio identificare corporazioni (corporations, nel testo originale) che sarebbero sostenute anche da alcune frange del Partito Repubblicano. Il terrorista scrive inoltre che il partito Repubblicano è responsabile anche in quanto non intende bloccare l'invasione, ma è comunque preferibile al partito Democratico perché vorrebbe almeno limitarla.

Per quanto riguarda le motivazione economiche Crusius sostiene che gli invasori (invaders, nel testo originale) causeranno povertà e disoccupazione poiché gli immigrati svolgeranno lavori che sottrarranno agli americani. E se gli attuali immigrati possono svolgere solo lavori non qualificati, i loro figli avranno accesso allo studio e potranno svolgere anche lavori qualificati, considerando anche che gli ispanici hanno tassi di natalità molto alti. Crusius dice anche che l'immigrazione peggiorerà uno dei problemi della nostra era, ovvero l'automazione nell'industria. Secondo il terrorista l'automazione sarà utile per eliminare la necessità di immigrati per svolgere lavori di basso livello, ma al contempo costringerà gli americani a doversi preparare per lavori più qualificati e quindi ad indebitarsi per studiare, così da causare ulteriore povertà. La povertà porterà quindi a rivolte da parte delle classi che si troveranno a essere meno abbienti. Su questo tema il terrorista incolpa entrambi i partiti, in quanto colpevoli di sostenere i visti per motivi di lavoro. In ultimo secondo Crusius la riduzione delle popolazione negli USA ridurrebbe anche l'inquinamento perché porterebbe a un contenimento delle produzione industriali. L'autore conclude il capitolo dicendo che la vita degli americani diventerà più sostenibile se si riesce a ridurre sufficientemente la popolazione.

Nella sezione successiva, intitolata Gear, Crusius descrive le armi che intende usare per l'attentato. Nella seguente, intitolata Reaction, dice di voler dare con l'attentato che sta per compiere un incentivo agli ispanici per tornare nelle loro terre in modo da ridurne il numero e da far capire alle corporazioni che gli americani non li vogliono.

Nell'ultima sezione intitolata Personal Reasons and Thoughts scrive che il futuro che intendeva per sé probabilmente è stato cancellato perché l'automazione gli sta togliendo il lavoro e gli ispanici stanno prendendo il controllo del Texas per modellarlo in base ai loro interessi. Cruisus non si sente colpevole per ciò che sta per fare perché considera il proprio un gesto di conservazione. Si dice contrario anche alla mescolanza delle razze e sostiene che la separazione fisica sia l'unico modo per prevenirla.

In ultimo l'attentatore dice di essere sicuro della propria morte, ma di essere onorato di essere il primo a guidare la rivolta della propria nazione.

3 luglio 2019

Testo integrale dell'ordinanza di scarcerazione di Carola Rackete del GIP di Agrigento

Nota: pubblichiamo di seguito il testo integrale dell'ordinanza del GIP di Agrigento sulla scarcerazione di Carola Rackete, capitana della nave Sea Watch 3 e arrestata a Lampedusa il 29 giugno 2019. Il testo originale è disponibile qui.



N. 3169/19 R.G.N.R.
N. 2592/19 R.G.GIP

TRIBUNALE Dl AGRIGENTO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari

ORDINANZA SULLA RICHIESTA Dl CONVALIDA Dl ARRESTO E Dl
APPLICAZIONE DELLA MISURA CAUTELARE
- art. 391, in relazione agli artt. 272 e ss. c.p.p. -

Il Giudice per le Indagini Preliminari, dott. Ssa Alessandra Vella,

letta la richiesta del pubblico ministero, depositata il 30 giugno 2019 h. 21.33, di convalida del  provvedimento di arresto eseguito dalla Guardia Di Finanza di Lampedusa, e di contestuale applicazione della misura cautelare del divieto di dimora in provincia di Agrigento, nei confronti di RACKETE Carola, nata 1'8 maggio 1988 a Preetz Kreis Plon (Germania) - elettivamente domiciliata presso il difensore di fiducia Avv. Leonardo MARINO, del Foro di Agrigento;

difesa di fiducia dagli Avv. Leonardo MARINO, del Foro di Agrigento, e Avv. Alessandro GAMBERINI, del Foro di Bologna;
detenuta in regime di arresti domiciliari in Agrigento, via Dante n. 63, presso l'abitazione della Sig.ra Angela Parisi

INDAGATA

1) in relazione al delitto di cui all'art. 1100 cod. nav. perché, quale Comandante della motonave Sea Watch 3 nr. IMO 7302225, MMSI 244140096, Callsign PE 7098 (con lunghezza fuori tutto di m. 50,33 e larghezza di m. 11,58 con dislocamento di 1.371 tonnellate), compiva atti di resistenza e di violenza nei confronti della nave da guerra "Vedetta V.808" della Guardia di Finanza (con dislocamento di 1 7,5 tonnellate). In particolare,

  1. dopo aver reiteratamente ricevuto via radio dalla Guardia di Finanza l'ordine di fermare il moto non essendo autorizzata all 'ingresso nel porto di Lampedusa - ed essendo poi stata avvicinata dalla vedetta V. 808 della Guardia di Finanza, con attivazione dei segnali previsti dal Codice Internazionale per farla desistere dall'ingresso in porto, intraprendeva manovre evasive ai reiterati ordini di alt imposti dalla vedetta, azionando i motori di bordo ed indirizzando la rotta verso il porto;
  2. quindi, dopo aver fatto accesso al porto, si dirigeva verso la banchina del molo commerciale, già occupata dalla vedetta V.8()8 ivi ormeggiata con lampeggianti e luci di navigazione accese, fino ad urtare con la propria fiancata di sinistra il fianco sinistro della motovedetta, che veniva compressa tra la motonave Sea Watch 3 e la banchina.

Fatto commesso in Lampedusa il 29 giugno 2019.

2) in relazione al delitto di cui all'art. 337 c.p., perché, quale Comandante della motonave Sea Watch 3 nr. IMO 7302225, MMS/ 244140096, Calisign PE7098, usava violenza per opporsi ai pubblici ufficiali presenti a bordo della vedetta V.808 della Guardia di Finanza mentre compivano atti di polizia marittima. In particolare:

  1. dopo aver reiteratamente ricevuto via radio dalla Guardia di Finanza l'ordine di fermare il moto - non essendo autorizzata all 'ingresso nel porto di Lampedusa - ed essendo poi stata avvicinata dalla vedetta V. 808 della Guardia di Finanza, con attivazione dei segnali previsti dal Codice Internazionale (sequenza di lampi luminosi effettuata col faro di bordo) per farla desistere dall'ingresso in porto, intraprendeva manovre evasive ai reiterati ordini di alt imposti i dalla vedetta, azionando i motori di bordo ed indirizzando la rotta verso il porto;
  2. quindi, dopo aver fatto accesso al porto, si dirigeva verso la banchina del molo commerciale, già occupata dalla vedetta V.808 ivi ormeggiata con lampeggianti e luci di navigazione accese, fino ad urtare con la propria fiancata di sinistra il fianco sinistro della motovedetta, che veniva compressa tra la motonave Sea Watch 3 e la banchina.

così opponendo resistenza all 'equipaggio della vedetta V. 808 della Guardia di Finanza Fatto commesso in Lampedusa il 29 giugno 2019.

---000---

OSSERVA
PREMESSA
Il fatto contestato all'indagata Carola Rackete non può essere atomisticamente esaminato, ma deve essere vagliato unitamente ed alla luce di ciò che lo precede, ossia il soccorso in mare e gli obblighi che ne scaturiscono.
In particolare, la Carta Costituzionale, le convenzioni internazionali, il diritto consuetudinario ed i
Principi Generali del Diritto riconosciuti dalle Nazioni Unite, pongono obblighi specifici sia in capo 1 ai comandanti delle navi che in capo agli Sstati [sic] contraenti, in ordine alle operazioni di soccorso in mare.

IN DIRITTO
In particolare deve essere, sinteticamente, ripercorso il quadro giuridico sotteso alla fattispecie.
Va premesso che, in base all'art. 10 della Costituzione, l'ordinamento giuridico italiano si conforma i alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

Tra queste rientrano quelle poste dagli accordi internazionali in vigore in Italia, le quali assumono, in base al principio fondamentale pacta sunt servanda, un carattere di sovraordinazione rispetto alla disciplina interna ai sensi dell'art. 117 Cost., secondo cui la potestà legislativa è esercitata nel rispetto, tra l'altro, dei vincoli derivanti dagli obblighi internazionali.

In primo luogo, va fatto riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay del IO dicembre 1982 (C.d. UNCLOS - United Nations Convention of the law of the sea), ratificata e resa esecutiva in Italia con Legge 2 dicembre 1994, n. 689, che costituisce testo normativo fondamentale in materio di diritto della navigazione. L'art. 98 della Convenzione UNCLOS impone al comandante di una nave di prestare assistenza a chiunque si trovi in pericolo in mare nonché di recarsi il più presto possibile in soccorso delle persone in difficoltà qualora venga informato che tali persone abbiano bisogno di assistenza, nei limiti della ragionevolezza dell'intervento.

Anche la Convenzione cd. SOLAS firmata a Londra nel 1974 e resa esecutiva in Italia con Legge maggio 1980, nr. 313 (e successivi emendamenti) impone al comandante della nave di prestare assistenza alle persone che si trovino in pericolo.

Va considerata, infine, la Convenzione SAR (Search and Rescue) - Convenzione sulla ricerca e il soccorso in mare, adottata ad Amburgo il 27 aprile 1979 e resa esecutiva in Italia con Legge 3 aprile 98 47.

Tale convenzione, riguardante la ricerca e il salvataggio marittimo, si fonda sul principio della cooperazione internazionale e stabilisce che il riparto delle zone di ricerca e salvataggio avvenga d'intesa con gli altri Stati interessati.

Ebbene, va precisato che, in base alla normativa sopra richiamata, i poteri-doveri di intervento e coordinamento da parte degli apparati di un singolo Stato nell'area di competenza non escludono (anzi, in un certo senso impongono in base all'obbligo sopra delineato) che unità navali di diversa bandiera possano iniziare il soccorso allorquando lo richieda l'imminenza del pericolo per le vite umane.

L'obbligo di diritto internazionale, incombente sul comandante di una nave di procedere al salvataggio (del natante e, quando ciò non sia possibile, delle persone che vi si trovino a bordo) trova, in particolare nel diritto interno, un rafforzamento di tipo penalistico nell'art. 1158 Codice della Navigazione che sanziona penalmente l'omissione da parte del comandante di nave, nazionale o straniera, di prestare assistenza ovvero di tentare il salvataggio nei casi in cui ne sussiste l'obbligo a norma dell'art. 490 del codice medesimo ossia allorquando la nave in difficoltà sia del tutto incapace di effettuare le manovre.

Vanno, in particolare, segnalati per la specifica rilevanza che assumono rispetto alla valutazione di liceità della condotta dell'indagata, la previsione dell'art. 18 della Convenzione sul diritto del mare (Montego Bay) e l'art. IO ter del dlgs 286/98.

La prima norma definisce cosa debba intendersi per passaggio inoffensivo di una nave nel mare territoriale: Per "passaggio " si intende la navigazione nel mare territoriale allo scopo di.
a) attraversarlo senza entrare nelle acque interne né fare scalo in una rada o installazione portuale situata al di fuori delle acque interne;
b) dirigersi verso le acque interne o uscirne, oppure fare scalo in una rada o installazione portuale.
2. Il passaggio deve essere continuo e rapido. Il passaggio consente tuttavia la fermata e l'ancoraggio, ma soltanto se questi costituiscono eventi ordinari di navigazione o sono resi necessari da forza maggiore o da condizioni di difficoltà, oppure sono finalizzati a prestare soccorso a persone, navi o aeromobili in pericolo.

Il successivo articolo 19 prevede (riportandosi il passaggio utile nel contesto in esame): Il passaggio è inoffensivo fintanto che non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero. Tale passaggio deve essere eseguito conformemente alla presente Convenzione e alle altre norme del diritto internazionale.
3. Il passaggio di una nave straniera è considerato pregiudizievole per la pace, il buon ordine e la sicurezza dello Stato costiero se, nel mare territoriale, la nave è impegnata in una qualsiasi delle seguenti attività:
g) il carico o lo scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero.

Dalla lettura congiunta delle suddette previsioni, si desume il principio della libertà degli stati di regolare i flussi di ingresso nel suo territorio nazionale (espressione di sovranità) con i limiti - tuttavia - derivanti dal diritto consuetudinario e dai limiti che lo Stato stesso si impone mediante adesione ai trattati internazionali, idonei a conformare la stesa sovranità nazionale, e tra detti limiti figurano (art. 18 sopra richiamato), il dovere di pronto soccorso alle navi in difficoltà e di soccorso ai naufraghi.

Inoltre, l'art. 10 ter del dlgs 286/98 prevede che "lo straniero rintracciato in occasione dell'attraversamento irregolare della frontiera interna o esterna ovvero giunto nel territorio nazionale a seguito di operazioni di salvataggio in mare è condotto per le esigenze di soccorso e di prima assistenza presso appositi punti di crisi allestiti nell'ambito delle strutture di cui al decreto-legge 30 ottobre 1995, n. 451, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 1995, n. 563, e delle strutture di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142. Presso i medesimi punti di crisi sono altresì effettuate le operazioni di rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico, anche ai fini di cui agli articoli 9 e 14 del regolamento UE' n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 ed è assicurata l'informazione sulla procedura di internazionale, sul programma di ricollocazione in altri Stati membri dell'Unione europea e sulla possibilità di ricorso al rimpatrio volontario assistito.

Dalla suddetta previsione deriva l'obbligo, in capo alle autorità statali, di soccorrere e fornire prima assistenza, allo straniero che abbia fatto ingresso, anche non regolare, nel territorio dello Stato.

IN FATTO
Emerge, in primo luogo dalla CNR (Guardia di Finanza prot. n. 0369315/2019 del 29/06/2019), che di seguito si riporta testualmente, la cronologia degli eventi che interessano la Sea Watch 3 fin dal giugno 2019 e che costituiscono antefatto della vicenda processuale, oggi all'attenzione di questo Giudice.

1. nel corso della mattina del 12.06.2019, la nave Sea Watch 3, battente bandiera olandese, effettuava il soccorso di 53 persone nella cd. Zona SAR libica, alla distanza di 47 miglia nautiche dalle coste di tale paese: la Sea Watch 3 era venuta a conoscenza della presenza di una potenziale distress da parte dell'aereo "Colibri" che effettua monitoraggio in mare a distanza;

2. segnalata la presenza della imbarcazione in stato di distress ai centri di coordinamento dei soccorsi in mare dell'Italia, Malta, Olanda e Libia, alle ore 11:53, la Guardia Costiera libica alla "Sea Watch 3" una comunicazione via mail con cui dichiarava di assumere il coordinamento dell'evento SAR,

3. La Sea Watch 3, contestualmente, trovandosi molto vicina al luogo dell'evento SAR, procedeva a soccorrere le persone in pericolo, informando di ciò le autorità precedentemente allertate;

4. al termine delle operazioni di soccorso giungeva una motovedetta libica, che preso atto di quanto accaduto si allontanava senza dare indicazioni al comandante della "Sea Watch 3" che procedeva immediatamente a richiedere alle autorità Italiane, Maltesi, Olandesi e Libiche, l'indicazione di un POS;

5. Alle ere 23:00 circa, il competente MRCC libico comunicava l'assegnazione del POS nel porto di Tripoli;

6. Alle ore 14:00 circa del 13 giugno 2019, la "Sea Watch 3" riferiva che la Libici non poteva qualificarsi come porto sicuro e che, pertanto, richiedeva un alternativo POS o il trasbordo su un'altra unità

alle 19:01, Imrcc Roma comunicava a "Sea Watch 3"cli non essere l'autorità competente in base al era stato effettuato il soccorso, non indicando alcun POS dove potere sbarcare i naufraghi

La "Sea Watch 3" si dirigeva, allora, verso nord in direzione del porto sicuro più vicino rispetto alla posizione del salvataggio;

8. alle ore 23:11 del 13 giugno, il Ministero dell'Interno inviava, a valore di notifica, una e-mail alla motonave "Sea Watch 3" con la quale ribadiva l'obbligo di rivolgersi alla Autorità SAR competente per territorio e con la quale la intimava a non entrare in acque di competenza italiane, in quanto l'eventuale ingresso sarebbe stato pregiudizievole per l'ordine pubblico ed il passaggio in acque nazionali sarebbe stato considerato non inoffensivo;

9. Occorre evidenziare che i luoghi qualificabili come POS — e geograficamente più vicini a quello dell'evento SAR- erano costituiti dalle coste italiane e da quelle maltesi;

10. Nella notte tra il 13 e 14 giugno, la "Sea Watch 3" si portava alla distanza di 17 miglia nautiche dall'isola di Lampedusa- primo porto incontrato sulla propria rotta — mantenendosi al di fuori delle acque territoriali italiane;

11. nella giornata del 14 giugno, la "Sea Watch 3" reiterava la richiesta di POS alle autorità Italiane e maltesi, indicando le condizioni di vulnerabilità in cui versavano le persone soccorse;

12. Nella giornata del 14 giugno 2019 veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 14 giugno 2019 n. 53, recante al capo 1 "disposizioni urgenti in materia di contrasto all'immigrazione illegale e di ordine e sicurezza pubblica", che modificava il Testo Unico in Materia di Immigrazione, D.lgs. 25 luglio 1998 n. 286, inasprendo le sanzioni per alcune fattispecie delittuose legate all'immigrazione clandestina;

13. Nella sera del 15 giugno 2019, in attuazione dell'art. I della nuova disposizione normativa, veniva formalizzato il Provvedimento Interministeriale afirma del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della Difesa e con il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, con il quale veniva disposto il divieto di ingresso, transito e sosta della nave "Sea Watch 3" nel mare territoriale nazionale;

14. Nel frattempo, veniva autorizzato un sopralluogo della nave da parte dei medici del CISOMd i stanza a Lampedusa, al fine di accertare le condizioni sanitarie dei migranti, a seguito del quale veniva effettuata l'evacuazione di n. IO migranti, di cui n. 8 necessitanti cure mediche e n. 2 in qualità di accompagnatori, trasferiti sull'isola con una motovedetta della Capitaneria di Porto;

15. Nei giorni successivi, la motonave Sea Watch 3 inoltrava diverse e-mail al Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo delle Capitanerie di Porto rinnovando le richieste di assegnazione di un POS in Italia, allegando dettagliati report medici sulla situazione medicosanitaria dei migranti.

16. A seguito di parecchi giorni trascorsi dalla M/N "Sea Watch 3" al limite delle acque territoriali, costantemente monitorata da unità navali del Corpo e della Guardia Costiera, nonché di frequenti contatti via e-mail con I 'Autorità Marittima, tesi ad ottenere lo sbarco dei migranti, che producevano, in data 22 giugno 2019, una ulteriore evacuazione medica per un soggetto di sesso maschile bisognoso di urgenti cure, alle ore 14.25 del 26 giugno 2019, la M/N "Sea Watch 3" si dirigeva verso le acque territoriali italiane;

17. Immediatamente veniva inviata sul posto la Vedetta della (3DF V.808, congiuntamente alla motovedetta CP312, che le intimavano l'alt e la invitavano ad uscire dalle acque italiane nel lo rispetto del divieto emanato dal Ministro dell 'Interno, di concerto con quello della Difesa e delle Infrastrutture e dei Trasporti;

18. Tali intimazioni venivano disattese dal comando della motonave che continuava nella di navigazione verso l'isola di Lampedusa, invocando lo stato di necessità;

19. Giunta a poche miglia dalle ostruzioni portuali, la nave rallentava il moto in attesa di ricevere disposizioni su dove ormeggiare all 'interno del porto di Lampedusa, Quindi, alle ore 16.35, militari della V.808 e della CP312 salivano a bordo della M/N "Sea Watch 3" per effettuare un controllo documentale ed acquisire la crew list;

20. Terminato il controllo, si invitava la motonave ad attendere disposizioni e, contestualmente, si
dava inizio ad un monitoraggio visivo dell 'imbarcazione per prevenire possibili azioni di forza;

21. Durante la notte, a seguito di richiesta del Ministero dell 'Interno attraverso la Centrale Operativa del Corpo, militari della V.808 si recavano nuovamente a bordo per acquisire informazioni circa i migranti trasportati;

22. In data 27 giugno 2019, alle ore 23:20 circa veniva richiesta ed eseguita da parte di una vedetta della Capitaneria di Porto un 'ulteriore evacuazione medica riguardante n. 1 migrante bisognevole di cure e n. 1 minore;

23. Nella mattina del 28 giugno, il Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, Dott. Salvatore Vella, all 'esito della ricezione dell'annotazione di polizia giudiziaria redatta in data 27 giugno dalla Stazione Navale di Palermo da cui dipendeva l 'O. T. C., apriva un fascicolo a carico del comandante della M/N in relazione alle ipotesi di reato di cui all 'art. 12, comma I e 3 lett. a) del T. (LI, ed all 'art. 1099 del Codice della Navigazione ed emanava di la stessa un invito a presentarsi in qualità di persona sottoposta ad indagini ex art. 375 c.p.p oltre ad un decreto di perquisizione locale e personale della nave e dei soggetti a bordo, ai sensi dell'artt. 247 e segg c.p.p., delegando, con facoltà di sub-delega, la menzionata Stazione Navale;

24. Pertanto, alle ore 14.45, il P. V.4 Avallone, affiancava la M/N "Sea Watch 3" per consentire ai militari di salire a bordo per l'esecuzione delle attività di Polizia Giudiziaria, finalizzata ad acquisire tutta la documentazione in formato cartaceo, audio/video e supporti di archiviazione informatici relativi ai giorni dal 09 al 27 giugno 2019;

25. Alla presenza del legale di fiducia, alle ore 15,30 circa si procedeva, quindi, alla formale notificazione del decreto di perquisizione e sequestro sopra descritto mediante consegna di copia a RACKETE Carola, comandante della nave Sea Watch 3 e all 'Avv. Leonardo MARINO, previa sottoscrizione della relata di notificazione al Comandante della nave;

26 Il Comandante della nave, avuta contezza del contenuto del decreto di perquisizione locale e sequestro in precedenza notificato, esibiva la documentazione richiesta dai PP.MM ed alle ore 20.00 del 28 giugno 2019, terminate tutte le attività di polizia giudiziaria delegate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, i militari impiegati sbarcavano dalla M/N "Sea Watch 3", la quale continuava ad essere sorvegliata da unità navali del Corpo.

27. Alle ore 01.15 del 29 giugno 2019 la nave "Sea Watch 3" ha avviato i motori e ha iniziato o muoversi, dirigendosi verso il Porto di Lampedusa;

28. Alle 01:40 circa, l'unità della GDF V808 si dirigeva verso la banchina commerciale, cosi frapponendosi fra la detta banchina e la motonave, nel tentativo di impedire I 'attracco della Sea Watch 3, che alle ore 01:45, durante le manovre di ormeggio presso la suddetta banchina, urtava l'unita della GDF V808 che, però riusciva a sfilarsi ed ad ormeggiare poco distante dalla nave.


LE DICHIARAZIONI Dl CAROLA RACKETE E IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO

Carola Rackete riferiva, puntualmente, dei 17 giorni a bordo della Sea Watch, prendendo le mo$se dalla narrazione delle operazioni di salvataggio effettuate il 12 giugno 2019: "era un gommone ill condizioni precarie e nessuno aveva giubbotto di salvataggio, non avevano benzina per raggiungere alcun posto, non avevano esperienza nautica, né avevano un equipaggio."

La suddetta situazione concreta faceva sorgere l'obbligo per il Comandante della nave, di prestare il soccorso alle persone trovate in mare in condizioni di pericolo (art. 98.1 UNCLOS).

Quindi, accolte le persone a bordo, veniva richiesto via mail il coordinamento delle operazioni e le indicazione di un porto sicuro (v. scambio mail, in atti), ai centri di coordinamento dei soccorsi in mare di "Libia, Olanda perché la nave batte bandiera olandese e Italia e Malta, perchè erano le più vicine . Il centro di coordinamento è responsabile di indicare il luogo col porto più sicuro. Nel mio caso verso mezzanotte la guardia costiera libica ci ha detto di indirizzarci verso Tripoli. A quel punto io ho capito che non potevamo indirizzarci verso Tripoli, perché non sicuro perché lì vi erano stati, per altri casi diverse violazioni dei diritti umani. La Commissione europea ci dice che il porto di Tripoli non è sicuro " (così testualmente il verbale di interrogatorio in udienza di convalida).

Invero, la decisione in tal senso assunta dal capitano della nave Sea Watch 3 risultava conforme alle raccomandazioni del Commissario per i Diritti umani del Consiglio di Europa e a recenti pronunce giurisprudenziali (v. sentenza del GUP di Trapani, n. del 23 maggio 2019).

Venivano, altresì, esclusi i porti di Malta, perché più distanti, e quelli tunisini, perché secondo la stessa valutazione del Comandante della nave, "in Tunisia non ci sono porti sicuri", Circostanza che riferiva risultarle "da informazioni di Amnesty International"; sapeva, inoltre "di un mercantile con a bordo rifugiati che stavano da 14 giorni davanti al Porto della Tunisia senza potere entrare".  Tra l'altro, Malta non ha accettato le previsioni che derivano dalle modifiche alla convenzione SAR introdotti nel 2004.

Infine, la convenzione di Amburgo del 1979 prevede che gli sbarchi dei naufraghi soccorsi in mare debbano avvenire nel "porto sicuro" più vicino al luogo di soccorso. Questo significa che le persone tratte in salvo devono essere portate dove:

  1. sicurezza della vita dei naufraghi non è più in pericolo;
  2. le necessità primarie ( cibo, alloggio e cure mediche) sono assicurate;
  3. può essere organizzato il trasferimento dei naufraghi verso una destinazione finale.

Secondo le valutazioni del Comandante della nave, quindi, la Tunisia non poteva considerarsi un luogo che fornisse le garanzie fondamentali ai naufraghi, conformemente alle previsioni della Convenzione di Amburgo (convenzione SAR) ed alle linee guida sul trattamento delle persone in mare, adottate dal Comitato per la sicurezza dell'IMO, in base alle quali sia per gli stati contraenti e, peli il comandante della nave sussiste l'obbligo di soccorso ed assistenza delle persone ed il dovere di sbarcare i naufraghi in un posto sicuro, Inoltre, la Tunisia non prevede una normativa a tutela dei rifugiati, quanto al diritto di asilo politico.

Alla luce del suddetto quadro normativo, delle sue conoscenze personali in ordine alla sicurezza dei luoghi, ed avvalendosi della consulenza dei suoi legali, il Comandante Carola Rackete si approssimava alla acque di Lampedusa, ritenendolo "porto sicuro" e più vicino, per lo sbarco e chiedeva, invano, alle autorità di poter entrare.

Nei pressi delle acque territoriali italiane, il Comandante scriveva continue email alle Autorità competenti, reiterando le richieste di sbarco ed evidenziando "casi medici urgenti" a bordo.

Esperiva ricorsi giurisdizionali, prima al Tar poi alla Corte Europea dei Diritti Umani, con esiti sfavorevoli.

Intanto, evidenziava lo scoramento, la frustrazione le sempre più precarie condizioni di salute dei naufraghi a bordo: "la situazione psicologica stava peggiorando ogni giorno, molte persone soffrivano lo stress post traumatica, quindi quando abbiamo detto alle persone che l'esito era negativo la pressione psicologica era diventata intensa perché non avevamo nessuna soluzione e le condizioni mediche peggioravano. Abbiamo deciso di dichiarare lo stato di necessità e di entrare nelle acque territoriali, Questo il 26 giugno, quindi noi abbiamo cercato per 14 giorni di non infrangere la legge".

Erano, anche, intervenute diverse evacuazioni mediche per emergenze sanitarie dal giorno del salvataggio.

La Sea Watch 3 restava nelle acque territoriali italiane per oltre due giorni, prima di entrare al porto di Lampedusa; sul punto precisava l'indagata: "ho aspettato per una soluzione politica che mi era stata promessa dalla Guardia di Finanza".

Specificava che si attendeva un accordo tra i paesi UE in ordine all'accoglimento dei migranti. Nel frattempo, rappresentava l'indagata che la situazione a bordo stava precipitando: "diverse persone del mio team hanno espresso serie preoccupazioni, uno dei medici ha detto che non avrebbe potuto prevedere più le reazioni delle persone a bordo diceva che ogni piccola cosa avrebbe potuto far esplodere la situazione ed il coordinatore-ospite ha detto che le persone stavano perdendo la fiducia nell'equipaggio".

Quindi, il 28 giugno 2019, intorno alle 23.00 circa, dopo aver sentito l'equipaggio e rilevato il superamento delle linee rosse che un comitato ristretto dello stesso equipaggio si era dato, Carola Rackete decideva di sollevare l'ancora ed iniziare la manovra di ingresso nel porto di Lampedusa, dandone immediata comunicazione alle autorità portuali ed alla Guardia di Finanza, e portando avanti le manovre di attracco, nonostante l'espresso diniego verbale proveniente dalle Autorità italiane.
Invero, la decisione di Carola Rackete risulta supportata dalla previsione dell'art. 18 della Convenzione del mare che, a proposito della navigazione nel mare territoriale, da parte della nave battente bandiera straniera, autorizza il "passaggio" ed anche la fermata e l'ancoraggio, ma soltanto se questi costituiscono eventi ordinari di navigazione o sono resi necessari .a prestare soccorso a persone, navi o aeromobili in pericolo.

Ed ancora, l'attracco da parte della Sea Watch 3 alla banchina del Porto di Lampedusa - che, si ribadisce, era già da due giorni in acque territoriali — appare conforme alla previsione dell'art. 10 ter dlgs 286/98, nella parte in cui fa obbligo — al Capitano ed alle Autorità nazionali indistintamente- di prestare soccorso e prima assistenza allo straniero rintracciato in occasione dell'attraversamento
irregolare della frontiera interna o esterna ovvero giunto nel territorio nazionale a seguito di operazioni di salvataggio in mare.

Ritiene, peraltro, questo Giudice che, in forza della natura sovraordinata delle fonti convenzionali e normative sopra richiamate, nessuna idoneità a comprimere gli obblighi gravanti sul capitano della Sea watch 3, oltre che delle autorità nazionali, potevano rivestire le direttive ministeriali in materia di "porti chiusi" o il provvedimento (del 15 giugno 2019) del Ministro degli Interni di concerto con il Ministro della Difesa e delle Infrastrutture (ex. art 1 1, co. 1-ter T.U. Imm.) che faceva divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3, nel mare territoriale nazionale (tra l'altro, trattandosi di divieto sanzionato da sola sanzione amministrativa ai sensi dell'art. 11 ter T.U. Immigrazione, come modificato dal C.d. decreto sicurezza bis).

VALUTAZIONI DEL GIP
In via assolutamente preliminare va esclusa la ricorrenza, nella specie, dell 'ipotesi delittuosa di cui all'art. 1100 del Codice della Navigazione.

Invero, per condivisibile opzione ermeneutica del Giudice delle Leggi (v. corte cost., sentenza n. 35/2000), le unità navali della Guardia di Finanza sono considerate navi da guerra solo "quando operano fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia una autorità consolare". Nella fattispecie, al contrario, la nave della Guardia di Finanza indicata nell'atto di incolpazione operava in acque territoriali, all'interno del Porto di Lampedusa.

Residua, dunque, la sola ipotesi di reato di cui all'art. 337 c.p., in ordine alla quale deve osservarsi, sulla scorta delle dichiarazioni rese dall'indagata (a tenore delle quali ella avrebbe operato un cauto avvicinamento alla banchina portuale) e da quanto emergente dalla visione del video in atti, che il fatto deve essere di molto ridimensionato, nella sua portata offensiva, rispetto alla prospettazione accusatoria fondata sulle rilevazioni della p.g.; nondimeno, l'avere posto in essere una manovra pericolosa nei confronti dei pubblici ufficiali a bordo della motovedetta della Guardia di Finanza, senz'altro costituente il portato di una scelta volontaria seppure calcolata, permette di ritenere sussistente il coefficiente soggettivo necessario ai fini della configurabilità concettuale del reato in discorso.

Detto reato, ad ogni modo, deve ritenersi scriminato, ai sensi dell'art. 51 c.p., per avere l'indagata agito in adempimento di un dovere.

L'attività del capitano della nave Sea Watch 3, di salvataggio in mare di soggetti naufraghi, deve, infatti, considerarsi adempimento degli obblighi derivanti dal complesso quadro normativo che si è sopra richiamato.

Su tale quadro normativo non si ritiene possa incidere l'art. 11 comma ter del Dlgs 286-98 (introdotto dal D.L. n. 53/2019): difatti, ai sensi di detta disposizione, il divieto interministeriale da essa previsto (di ingresso, transito e sosta) può avvenire, sempre nel rispetto degli obblighi internazionali dello Stato, solo in presenza di attività di carico o scarico di persone in violazione delle leggi vigenti nello Stato Costiero, fattispecie qui non ricorrente vertendosi in una ipotesi di salvataggio in mare in caso di rischio di naufragio.

Peraltro, l'eventuale violazione del citato art. Il comma I ter - si ribadisce sanzionata in sola via amministrativa non fa venir meno l'inderogabile disposto di cui all'art. 10 ter del Dlgs 286/98, avente ad oggetto l'obbligo di assicurare il soccorso, prima, e la conduzione presso gli appositi centri di assistenza, poi.

Giova, a questo punto, precisare che il descritto segmento finale della condotta dell'indagata, come detto integrativo del reato di resistenza a pubblico ufficiale, costituisce il prescritto esito dell'adempimento del dovere di soccorso, il quale si badi beffe non si esaurisce nella mera presa a bordo dei naufraghi, ma nella loro conduzione fino al più volte citato porto sicuro.

Conclusivamente, la Rackete ha agito conformemente alla previsione di cui all'art. 51 c.p.,» Che esime da pena colui che abbia commesso il fatto per adempiere a un dovere impostogli da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità. Quindi. il parametro normativo al quale riferirsi, sia per individuare il contenuto del dovere, sia per verificare la legittimità dell'ordine impartito, deve essere ricercato nell'ordinamento giuridico italiano (v. Cassazione Penale , sez. V 11/03/2014, n. 39788) e quindi anche nelle norme internazionali che l'ordinamento giuridico incorpora.

CONCLUSIONI
L'insussistenza del reato di cui all'art. 1100 cod. della Nav. e, quanto al reato di cui all'art. 337 c.p., l'operatività della scriminante di cui all'art. 51 c.p. giustificano la mancata convalida dell'arresto ed il rigetto della richiesta di applicazione di misura cautelare personale.

P.T.M.

Visti gli artt. 380 e ss. c.p.p.

NON CONVALIDA
L' arresto di Carola Rackete, in atti generalizzata

Visi gli artt. 273 e ss., 391, VI comma
RIGETTA

La richiesta di applicazione di misura cautelare, nei confronti dell'indagata e ne ordina la immediata liberazione, se non ristretta per altro titolo.

Manda alla Cancelleria per i conseguenti adempimenti, disponendo che sia data immediata traduzione all'indagata della presente ordinanza, nella lingua da lei conosciuta, a mezzo dell'interprete già nominata all'udienza di convalida, ovvero di altro interprete che la P.G. provvederà a reperire.

Agrigento, 2 luglio 2019

17 maggio 2019

Le teorie del complotto sulla morte di Robert Kennedy

I fatti di base


Il 6 giugno del 1968 il senatore Robert Francis Kennedy, fratello minore dell'ex presidente John Fitzgerald Kennedy e spesso indicato con l'acronimo RFK, morì al Good Samaritan Hospital di Los Angeles dopo che due giorni prima fu ferito da vari colpi di arma di fuoco sparati contro di lui da un immigrato palestinese di nome Sirhan Sirhan mentre il senatore attraversava una dispensa delle cucine dell'Ambassador Hotel, nel quartiere Mid-Wilshire.

Il 4 giugno si erano svolte in California le primarie presidenziali del partito democratico, Robert Kennedy superò Eugene McCarthy con il 46% dei voti contro il 42%. Poco dopo la mezzanotte il senatore neo-vincitore incontrò i propri sostenitori in una sala dell'Ambassador Hotel, sul palco con lui c'erano circa venti persone, tra cui la moglie Ethel che tempo era incinta del loro undicesimo figlio Rory. Kennedy concluse la conferenza tra la gioia del pubblico ringraziando chi lo aveva votato e auspicando di riscuotere lo stesso successo alle elezioni in Illinois la settimana dopo.

Concluso l'incontro con il pubblico Kennedy avrebbe dovuto spostarsi in un'altra sala per una conferenza stampa e il suo staff gli consigliò di passare attraverso una dispensa delle cucine per prendere la strada più breve. Durante il tragitto il senatore venne attorniato da molti sostenitori, dovendosi fermare più volte per stringere le mani delle persone attorno a sé. Kennedy veniva accompagnato tra la folla da un folto gruppo di persone. Davanti a lui si trovavano il membro dello staff dell'hotel Karl Uecker, il produttore televisivo Richard Lubic e due guardie del corpo quali il decatleta Rafer Johnson e il giocatore della NFL Rosey Grier. Seguivano Kennedy il sostenitore Paul Schrade e la guardia giurata Thane Eugene Cesar.

Mentre Kennedy attraversava la dispensa, Sirhan Sirhan, che si era nascosto dietro a una macchina per il ghiaccio, si avvicinò frontalmente al senatore (come rappresentato nell'immagine seguente) e al gruppo di persone che camminava con lui e sparò due colpi proprio verso Robert Kennedy.


Uecker, Johnson e Grier, immobilizzarono Sirhan bloccandolo sopra un tavolo alla sua destra, ma questi continuò a sparare in mezzo alla folla colpendo nuovamente Kennedy e altre persone. Il tutto avvenne in pochi secondi e in mezzo a una grande confusione, essendoci nella dispensa quasi ottanta persone.

Robert Francis Kennedy morirà in ospedale ventisei ore dopo. Nonostante la dinamica dei fatti sia assolutamente ovvia e indichi che l'unico responsabile della morte del senatore fu Sirhan Sirhan, negli anni si sono moltiplicate le teorie della cospirazione secondo cui Robert Kennedy sarebbe stato eliminato da una cospirazione governativa.


Il numero e la traiettoria dei colpi


Dall'autopsia effettuata sul cadavere dal celebre medico legale Thomas Noguchi (che eseguì anche le autopsie di Marilyn Monroe, Sharon Tate e John Belushi) risultò che Robert Kennedy fu raggiunto da quattro colpi, di cui due letali, tutti sparatigli da dietro e da distanza ravvicinata. Sulle prime può sembrare impossibile che Kennedy sia stato colpito da dietro, perché Sirhan gli si presentò di fronte. In base a questa apparente contraddizione i teorici del complotto ipotizzano la presenza di un secondo sparatore giungendo così a supporre che Cesar faccia parte del complotto e che sia stato lui a sparare a Kennedy i colpi mortali.

Per verificare quanto in realtà accaduto, il programma televisivo Unsolved History nella puntata dedicata alla morte di RFK realizzò una simulazione in una stanza che avesse le stesse caratteristiche della dispensa dell'Ambassador Hotel e con attori dalla caratteristiche fisiche simili a quelle delle persone coinvolte. Sul corpo dell'attore che interpreta Kennedy sono anche stati posti dei puntatori laser in corrispondenza dei proiettili che hanno colpito in senatore, in modo da verificare che il punto di provenienza dello sparo fosse compatibile con la posizione della pistola di Sirhan.

La ricostruzione ha determinato che il fatto che Kennedy sia stato colpito da dietro è in realtà perfettamente ragionevole, perché il senatore ebbe il tempo di capire cosa stava succedendo e si girò alla sua sinistra abbassandosi nel tentativo si sfuggire ai colpi, volgendo quindi la schiena a Sirahn.

Dall'autopsia di Noguchi risulta anche, in base alla presenza di particelle metalliche e polvere da sparo rinvenute sul corpo di Kennedy, che il revolver di Sirhan si trovava a meno di dieci centimetri dalla vittima al momento dell'esplosione dei colpi. Questo risultato è in contraddizione con le testimonianze dei presenti tra cui Paul Shrade che asserì che la pistola di Sirhan si doveva trovare a più di quaranta centimetri da Kennedy. Secondo altri testimoni la pistola era a più di un metro da Kennedy.


Tuttavia la stessa ricostruzione di Unsolved History ha dimostrato è perfettamente plausibile che Sirhan sia arrivato a pochi centimetri da Kennedy, perché questi lottava per avvicinarsi il più possibile e perché dietro al senatore si trovava una folla di quasi ottanta persone che camminavano in avanti, spingendo di fatto Kennedy verso il suo assassino.

La polizia riuscì a ricostruire durante le indagini la traiettoria di tutti gli otto i colpi sparati da Sirhan, il risultato è illustrato dall'immagine sopra da cui si evince anche che l'attentatore si trovava effettivamente molto vicino al senatore se si considera che Sirahn era pressato contro il tavolo e che il suo braccio era ovviamente proteso verso Kennedy.


La registrazione audio di Stanislaw Pruszynski


Tra le oltre ottanta persone che affollavano la dispensa dell'Ambassador si trovava anche il giornalista polacco Stanislaw Pruszynski che al tempo lavorava come freelance per diverse testate canadesi. Dopo la conferenza Pruszynski non spense il proprio registratore e seguì Kennedy fino alla dispensa, registrando così i colpì sparati da Sirhan. L'FBI valutò la registrazione nel 1969, ma non vi trovò nulla di utile. Tuttavia secondo un'analisi del 2005 del'ingegnere elettronico olandese Phil Van Praag, nella registrazione si sentirebbero tredici colpi, che Sirhan non avrebbe potuto sparare da solo perché il revolver in suo possesso aveva solo otto colpi.

Due anni dopo la pubblicazione dell'analisi di Van Praag, il file audio è stato esaminato esaminato da due pool di esperti: Philip Harrison e Peter French nel Regno Unito, e Steve Barber, Chad Zimmerman e Michael O'Dell negli USA. Secondo entrambi i gruppi di analisti, i suoni riconducibili a colpi di arma da fuoco sono solo otto, confermando così che Sirhan possa aver agito da solo. Gli altri cinque suoni sono notevolmente diversi per tono e durata e devono quindi avere spiegazioni diverse. Gli altri rumori, che Van Praag aveva interpretato come spari, potrebbero essere rumori di fondo come palloncini esplosi, porte chiuse di schianto o il corpo stesso di Kennedy che cadeva al suolo.

I teorici del complotto ovviamente non credono alla smentita degli esperti e sostengono che Cesar sia stato il secondo sparatore, in quanto lo stesso Cesar ammise in varie testimonianze di non nutrire simpatie per Kennedy, così come per il fratello John. Tuttavia Cesar quella sera aveva con sé una pistola calibro .38, e non una .22, è quindi impossibile che abbia sparato lui i colpi rinvenuti nel corpo di Kennedy i quali erano proprio calibro .22. Cesar infatti non fu mai incriminato. Negli anni 90 Cesar si sottopose anche al test del poligrafo, che superò senza problemi.


La pistola sbagliata


Tra le prove presentate davanti al gran giurì furono prodotti quattro proiettili trovati sulla scena del crimine; sulla busta che li conteneva, che venne predisposta dal criminologo dell'LAPD DeWayne Wolfer, il numero di serie della pistola non corrispondeva a quella effettivamente usata da Sirhan Sirhan. Secondo i teorici del complotto, questo proverebbe che la polizia stava nascondendo le prove o che al momento della sparatoria erano presenti sulla scena due armi.

Anzitutto va notato che questa teoria è incredibilmente debole, i complottisti ci stanno dicendo che i cospiratori, che sono stati così bravi a nascondere il secondo aggressore e ad architettare un piano incredibilmente complesso, avrebbero poi rovinato tutto rivelando un indicibile segreto davanti al gran giurì.

Il revolver calibro .22 usato da Sirhan Sirhan per uccidere Robert Kennedy

In questo caso l'anomalia, che evidentemente esiste davvero, si spiega banalmente con un errore umano. Dopo la sparatoria all'Ambassador Hotel, Wolfer si dotò di una pistola Iver Johnson calibro .22 simile a quella di Sirhan per eseguire dei test del suono e della rigatura impressa dalla canna sui proiettili. Prima di consegnare le prove al gran giurì gli fu fornita anche la vera pistola usata da Sirhan e i proiettili sparati all'Ambassador in modo che potesse confrontare i risultati. Al momento di predisporre le prove per il tribunale, Wolfer scrisse sulla busta per errore il numero della pistola sbagliata. Anziché riportare H53725, che era il numero della pistola di Sirhan, scrisse H18602, che era il numero della pistola usata per i test. Si trattò quindi solo di un semplice errore e non della volontà di nascondere il vero numero di serie della pistola di Sirhan.


La ragazza con il vestito a pois


Una sostenitrice di Kennedy, Sandra Serrano, riportò di aver visto una ragazza con un vestito a pois (polka-dots, in inglese) fuggire dalla scena del crimine attraverso una scala antincendio esterna. Durante la fuga la ragazza avrebbe urlato "We shot him! We shot him!" ("Lo abbiamo ucciso! Lo abbiamo ucciso!"), la Serrano raccontò quindi di aver fermato la ragazza e di averle chiesto di chi stesse parlando. La misteriosa ragazza con il vestito a pois avrebbe risposto "Il Senatore Kennedy". Secondo i teorici del complotto la testimonianza di Sandra Serrano proverebbe che Sirhan Sirhan non agì da solo e che la misteriosa donna dal vestito a pois sarebbe parte della cospirazione.

Anche in questo caso va anzitutto notato che secondo i complottisti chi ha ordito il complotto per uccidere Kennedy sarebbe stato così poco accorto da rivelarlo urlando su una scala antincendio. Se il buon senso non basta, Sandra Serrano fu comunque sottoposta al test del poligrafo da cui risultò che la storia della ragazza dal vestito a pois non era vera. La Serrano potrebbe aver preso spunto da una persona vista realmente, infatti la Special Unit Senator, unità speciale della polizia assemblata apposta per indagare sulla morte di RFK, individuò sei donne che potevano corrispondere alla descrizione della ragazza con il vestito a pois. Una di queste, la studentessa Valerie Schulte, si presentò alla polizia dicendo di essere stata presente al momento della sparatoria nella dispensa, di essere probabilmente la donna vista da Sandra Serrano e mostrò agli inquirenti il vestito verde a pois dorati che indossava quella sera all'Ambassador Hotel. La polizia indagò su Valerie Schulte e chiarì che la donna era completamente estranea ai fatti.


Sirhan Sirhan agì da solo


Gli anni 60 negli USA furono un periodo di grande fermento e oltre a Robert Kennedy vennero uccise altre figure di riferimento quali John Kennedy nel 1963, Malcom X nel 1965 e Martin Luther King solo due mesi prima di RFK. Ognuno di questi omicidi ha dato vita a numerose teorie della cospirazione, ma così come negli altri casi anche quelle sulla morte di Robert Kennedy sono completamente infondate e non reggono alla prova dei fatti. La verifica delle teorie alternative porta a confermare l'esito delle indagini ufficiali: Sirhan Sirhan agì da solo e non venne inviato da nessun organo governativo ad uccidere il senatore Kennedy. L'attentatore giustificò il proprio gesto dicendo che il suo odio verso Robert Kennedy era dovuto all'appoggio del senatore a Israele; infatti l'attentato avvenne nel primo anniversario della guerra dei sei giorni.

Sirhan fu condannato a morte, pena che nel 1972 gli fu convertita in ergastolo a seguito dell'abolizione della pena capitale in California (poi reintrodotta). Ad oggi Sirhan sta scontando la sua pena nel carcere di Pleasant Valley a Coalinga, in California.


Cosa resta oggi dell'Ambassador Hotel


L'Ambassador Hotel, inaugurato nel 1921, continuò a funzionare come albergo al 1989 e da allora venne utilizzato per altri quindici anni come location per eventi privati o cinematografici. Nel 2005 iniziò ad essere demolito al fine di costruire un edificio scolastico al suo posto.

La nuova struttura fu inaugurata nel 2009 con il nome di Robert F. Kennedy Community School. Il nuovo edificio riprende il chiave moderna gli stilemi architettonici dell'Ambassador Hotel e rispetto allo storico albergo mantiene solo la hall e una parete del celebre locale notturno Cocoanut Groove dove oggi sorge l'auditorium della scuola.


La Robert F. Kennedy Community School ospita più di cinquecento aule e può ospitare fino a 4200 studenti dai 5 ai 18 anni.

Nel 2010 è stato inaugurato, al di fuori della scuola, il Robert Kennedy Inspiration Park che si estende per oltre quattrocento metri quadri. All'interno di esso sorge un memoriale in marmo dedicato proprio a Robert Kennedy che riporta un ritratto del senatore assassinato e su cui sono incise frase dello stesse Kennedy e di altri autori come George Bernard Shaw, Cesar Chavez e Maya Angelou.




Più recentemente, nel 2016, il consorzio artistico Branded Arts ha realizzato una serie di murales nel complesso, tra cui un ritratto di Robert Kennedy che troneggia sopra l'ingresso della biblioteca, sotto al viso di RFK è riportata una sua celebre frase che dice:

"Coloro che hanno il coraggio di affrontare il conflitto morale si troveranno circondati da compagni in ogni angolo del mondo."


Al posto dell'albergo, che fu sede di una tragedia, sorge quindi oggi un luogo pieno di speranza che vuole essere di ispirazione per i giovani che vi vengono a studiare in memoria di un uomo che avrebbe scritto la storia dell'America e del mondo, se un pazzo solitario non avesse deciso di ucciderlo durante la sua scalata alla presidenza degli Stati Uniti.



Fonti: