19 marzo 2020

Cos'è Defender Europe 2020 e perché non c'entra nulla con il coronavirus

Secondo una teoria del complotto pubblicata su alcune testate italiane, l'esercitazione militare Defender Europe 2020, prevista tra febbraio e maggio del 2020 e che prevede l'invio di un grosso contingente di militari dagli USA all'Europa, sarebbe una mossa dell'amministrazione Trump per avviare una sorta di invasione dell'Europa da parte delle truppe statunitensi. Ovviamente, vista la drammatica situazione contingente, le stesse testate ipotizzano che il fatto che questa avvenga proprio durante l'epidemia di COVID-19 aumenterebbe i sospetti.


Cos'è Defender Europe 2020


Cosa sia Defender Europe 2020 è spiegato chiaramente sul sito del'Allied Command Operations, uno dei due centri di comando militare della NATO. Si tratta di un'esercitazione militare delle forze NATO che prevede l'invio di 20.000 soldati dagli USA con 13.000 pezzi di equipaggiamento; una volta in Europa il contingente americano dovrà partecipare alle consuete esercitazioni militari che si svolgono nei paesi europei coinvolti, insieme a 9.000 soldati USA già presenti in Europa e 8.000 di diciotto paesi europei. L'operazione si sarebbe dovuta svolgere in dieci nazioni tra cui Olanda, Belgio, Germania, Polonia, Estonia, Lettonia e Norvegia. L'ultima fase dell'esercitazione prevede, ovviamente, il ritorno negli Stati Uniti dei 20.000 soldati e delle loro attrezzature.

L'obiettivo di Defender Europe 2020, specifica il sito dello United States Army Europe (la componente dell'esercito americano che opera in Europa) è quello di aumentare le capacità collaborative tra le forze NATO e renderle più pronte a un'eventuale situazione di crisi. La situazione di crisi immaginata, si può ipotizzare anche se non è esplicitato, è quella di un'invasione russa dell'Europa.

L'esercitazione, inoltre, non è e non è mai stata segreta. In rete se ne trova notizia già dall'ottobre del 2019, quando era impossibile prevedere che l'epidemia di COVID-19 avrebbe colpito l'Europa, sia su siti americani sia su siti italiani.


Il dispiego di forze USA durante Defender Europe 2020 è straordinario?


Per avere un termine di paragone sul numero dei soldati, basta confrontarli con quelli degli ultimi decenni messi a disposizione dal sito dello United States European Command. Prima della caduta del muro di Berlino (quando i rapporti con la Russia erano molto più tesi) il numero di soldati americani in Europa era di 350.000, negli anni 60 si è arrivati anche a 400.000. Il numero dei militari inviati in Europa per Defender Europe 2020 è quindi minimo se confrontato con quelli della storia recente e sicuramente non può costituire un'invasione.


L'esercitazione è stata drasticamente ridotta proprio per via dell'epidemia di COVID-19


L'esercitazione Defender Europe 2020 è stata drasticamente ridotta proprio per via dell'epidemia in corso. La Norvegia ha cancellato tutte le attività in corso sul proprio territorio, così come altre parti dell'esercitazione sono state cancellate. Il contingente americano arrivato in Europa è stato ridotto a 6000 uomini e 3000 pezzi di equipaggiamento. Inoltre il Pentagono ha interrotto altre esercitazioni analoghe che avrebbero dovuto svolgersi in Asia, tra cui una in Israele chiamata Juniper Cobra 20 che avrebbe previsto l'invio di 2500 uomini dagli Stati Uniti.


Perché non c'entra nulla con il coronavirus


I complottisti in questo caso non hanno chiarito quale sarebbe il nesso tra l'epidemia di COVID-19 e l'esercitazione Defender Europe 2020. Anche volendo ipotizzare che l'esercitazione sia sospetta e che sia una mossa degli USA per ampliare la loro influenza in Europa non si capisce quale sarebbe il legame con l'emergenza sanitaria o come una delle due cose favorisca l'altra.

Quale sarebbe il legame tra i due eventi ce lo dovrebbero spiegare i sostenitori delle teorie del complotto.

9 marzo 2020

Andrew Cunanan: intervista al procuratore Michael Band

L'originale inglese è disponibile qui.

Andrew Cunanan è tuttora uno degli spree killer di cui si parla di più, per via della sua personalità eccentrica e delle vittime di alto profilo da lui scelte, come lo stilista italiano Gianni Versace e l'imprenditore Lee Miglin. Per discutere dell'indagine su Cunanan, il procuratore Michael Band, che nel 1997 era stato assegnato al caso, ha accettato la nostra proposta di un'intervista che offriamo oggi ai nostri lettori.

Ringraziamo Michael Band per la sua cortesia e disponibilità.




Nastro di Möbius: In che modo questo caso è stato diverso dagli altri su cui hai indagato?

Michael Band: Per molti aspetti è stato del tutto simile alla maggior parte dei casi che ho affrontato, ad eccezione dell'attenzione internazionale che ha ricevuto. Questa è stata probabilmente l'unica differenza riguardo a questo caso.


Nastro di Möbius: Secondo te, perché scelse Versace come vittima? Non avevano nulla in comune, se non un presunto incontro sette anni prima, che fu molto breve.

Michael Band: Questa è una mia congettura, penso che sia stato per attirare l'attenzione. Cunanan era un narcisista e in quella fase della sua vita non era più così attraente verso gli uomini come lo era stato in precedenza e aveva bisogno di qualcosa che lo elevasse, quindi scelse un obiettivo che, in uno strano senso, lo elevò a una statura simile a quella di Gianni Versace.


Nastro di Möbius: Cosa pensi di Lee Miglin? Per quanto ne sai, si conoscevano prima che Cunanan lo uccidesse?

Michael Band: Non credo che conoscesse Miglin. Penso che sia stato un evento sfortunato per Miglin. Non ho mai visto prove che collegassero Miglin e Cunanan.


Nastro di Möbius: Ciò che trovo sorprendente è che Cunanan ha vissuto una vita normale per 27 anni, e poi si è trasformato in una macchina mortale e ha ucciso quattro persone in due settimane. Vedi molti casi di questo tipo nel tuo lavoro abitualmente o è un caso unico?

Michael Band: Non sono uno psichiatra né uno psicologo, ma ci sono sicuramente evidenze di persone in cui scatta qualcosa che scatena una follia omicida. Cunanan è un buon esempio di spree killer, che compie gli omicidi in un periodo relativamente breve. E non sono convinto che abbia condotto una vita normale per 27 anni, non credo sia stata una vita particolarmente normale.


Nastro di Möbius: Come descriveresti la casa galleggiante dopo essere entrato? Era disordinata? Era come te la aspettavi?

Michael Band: Era come me l’aspettavo. Come procuratore, sono stato il primo dopo le forze dell'ordine ad entrare dopo che la SWAT l’aveva messa in sicurezza, il gas lacrimogeno era ancora nell'aria. Per come mi ricordo era sporca, maltenuta, ma non caotica o niente del genere. Cunanan è stato trovato in un letto con le lenzuola sfatte, non c’era nulla di fuori dall'ordinario. Ricordo di aver controllato tutta la casa galleggiante per farmi un’idea, ma non ricordo altro se non che la casa galleggiante era maltenuta e di aver pensato che nessuno ci aveva vissuto realmente per molto tempo, ma non lo era nel caos o particolarmente sporca o niente del genere.


Nastro di Möbius: Come descriveresti il suo corpo dopo che si era sparato?

Michael Band: Era a gambe aperte, a faccia in su, sul letto, e la pistola era accanto a lui. Si è sparato, per come ricordo, in testa, sfortunatamente come procuratore ho visto molti cadaveri da omicidio e pochissimi da suicidio, ma non c'era nulla di particolare nel cadavere, nella posizione o altro, era come ce lo aspettavamo.


Nastro di Möbius: C'è una teoria del complotto piuttosto popolare in Italia ultimamente secondo cui è stata tutta una messinscena, perché è stato ucciso altrove e portato lì. Puoi smentire questa idea una volta per tutte?

Michael Band: La gente crede a qualunque cosa decida di credere. Da quello che ricordo poco prima che la polizia entrasse c’è stato uno sparo all'interno della casa galleggiante. C'era molta attenzione mediatica e nessuno poteva trascinare un corpo per le strade di Miami Beach senza attirare l'attenzione. C'erano civili e agenti di polizia quando si sentì il colpo di pistola, quando entrarono nella scena del crimine la trovarono compatibile con una ferita da arma da fuoco autoinflitta e non c'erano prove che il corpo fosse stato spostato o trasportato lì. Ci sarebbero state perdite di sangue o di qualsiasi tipo di fluido corporeo, ma non c'erano evidenze di nulla del genere.

Qualsiasi persona ragionevole non incline a credere alle teorie della cospirazione accetterebbe il fatto che si è ucciso nella casa galleggiate prima che la polizia entrasse.


Nastro di Möbius: Avevi mai sentito questa teoria prima d’ora?

Michael Band: No, è la prima volta che qualcuno mi dice di questa teoria secondo cui è stato ucciso altrove e trascinato lì.


Nastro di Möbius: Pensi che la pressione mediatica abbia avuto un impatto sulle indagini? Se sì, ha avuto un impatto positivo o negativo?

Michael Band: Sono stato coinvolto in numerosi casi che hanno suscitato molta attenzione da parte dei media a livello locale, statale o nazionale; questo era ovviamente di fama internazionale. I poliziotti svolgono un lavoro tenace e indagano in modo tenace, e nella maggior parte dei casi i media non incidono sul loro lavoro; i media coinvolgono i supervisori, i capi della polizia, i comandanti delle sezioni. Quelli che lavorano sulle strade potrebbero sentire una certa pressione interna per concludere le indagini più rapidamente, ma finché le persone che fanno il lavoro vero e proprio sono impegnate in modo proattivo e professionale, la pressione dei media non ha molta importanza.

Le uniche volte in cui la pressione dei media arriva ad avere un peso, indirizza, pregiudica e persino avvelena le indagini, ma sono stato coinvolto in numerose indagini di alto profilo come procuratore e non l’ho mai visto succedere. Quello che succede a volte è che se c’è molta attenzione, le agenzie impiegano più personale, altre agenzie lavoreranno insieme e si aiuteranno. Quindi, non posso dire che l’effetto sull'indagine sarebbe positivo.

Andrew Cunanan: an interview with prosecutor Michael Band

An Italian translation is available here.

Andrew Cunanan is still one of the most discussed spree killers, because of his eccentric personality and the high profile victims he chose, such as Italian fashion designer Gianni Versace and business owner Lee Miglin. To discuss the investigation on Cunanan, prosecutor Michael Band, who in 1997 was assigned to the case, accepted our proposal for an interview we are today offering our readers.

We would like to thank Michael Band for his kindness and willingness to help.




Nastro di Möbius: How was this case different from others you've investigated?

Michael Band: In many respects it was exactly the same as most cases that I’ve dealt with, the exception being the international attention that it received. That was probably the only difference involving this case.


Nastro di Möbius: In your opinion, why did he choose Versace as a victim? They had nothing in common, unless an alleged meeting some seven years before, which was very quick.

Michael Band: This is real speculation on my part, I think it was to draw attention. Cunanan was a narcissist and at that stage of his life he was no longer as attractive or appealing to men as he once was and he needed something that would elevate him, so he selected a target that would, in a weird sense, elevate him to the similar stature as Gianni Versace.


Nastro di Möbius: And what about Lee Miglin? As far as you know, did they know each other before Cunanan killed him?

Michael Band: I don’t think he knew Miglin. I think that was an unfortunate happenstance for Miglin. I have never seen evidence that linked Miglin and Cunanan.


Nastro di Möbius: What is surprising to me is that Cunanan lived a normal life for 27 years, and then turned into a killing machine and killed four people in two weeks. Do you see many cases like this in your everyday work or was he a unique case?

Michael Band: I’m not a psychiatrist or a psychologist, but we’ve certainly seen evidence of people where something is triggered in an individual that goes on a killing spree. Cunanan is a good example of a spree killer, where they commence homicides over a relatively short duration. And I’m not convinced he led a normal life for 27 years, I don’t think it was a particularly normal life.


Nastro di Möbius: How would you describe the house boat after you entered? Was it messy? Was it as you expected it?

Michael Band: It was kind of expected. As a prosecutor, I was the first person other than law enforcement who entered it immediately after SWAT had cleared it, the tear gas was still there. From my recollection it was dirty, in a state of disrepair, but not so messed up or anything. Cunanan was found in a bed with the sheets undone, nothing remarkable about it. I remember touring the boat to get a feel for it but I don’t remember the boat other than being in a state of disrepair and reflecting that no one had been really living in it for any extended period of time, but it wasn’t in shambles or particularly filthy or anything like that.


Nastro di Möbius: How would you describe his body after he shot himself?

Michael Band: He was leg splayed, face up, on the bed, the gun was there. He shot himself for what I recall in the head, unfortunately as a prosecutor I’ve seen my share of bodies from homicides and very few suicides, but there was nothing particularly remarkable about the body, the position or anything like that, it was kind of what one would expected.


Nastro di Möbius: There’s a pretty popular conspiracy theory in Italy recently according to which this all was staged, he was killed elsewhere and brought there. Can you rule out this idea once and for all?

Michael Band: People would believe whatever they chose to believe. From what I recall shortly before the police entered the scene there was a gunshot inside the boat. There was enormous media attention around and nobody could drag a body down the streets of Miami Beach without drawing attention. There were civilians along with police officers when the gunshot was heard, when they entered the crime scene it was very consistent with a self-inflicted gunshot wound and there was no evidence of the body having been moved or placed there. There would have been leakage of blood or any kind of bodily fluid, but there was no evidence of that.

Any reasonable person not inclined to believe conspiracy theories would accept the fact that he killed himself on the boat surely before police went in there.


Nastro di Möbius: Have you ever heard this theory before?

Michael Band: No, it’s the first time anybody shares with me something that he was shot elsewhere and dragged over there.


Nastro di Möbius: Do you think the media pressure had an impact on the investigation? If so, a good one or a bad one?

Michael Band: I have been involved with a number of cases which had a lot of media attention either locally, statewide or national; this was obviously of international repute. The cops do a dogged work and dogged professional investigations, and in most cases the media doesn’t really affect that; the media affects the supervisors, the police chiefs, the commanders of the sections. They guys working the streets might feel some internal pressure to get it done sooner or quicker, but as long as people who are doing the actual work are engaged in a proactive and professional way the media pressure is not going to matter so much.

The only times the media pressure comes to bear it biases, prejudices or even poisons the investigation, but I’ve been involved in a number of high profile investigations as a prosecutor and I’ve not seen that happen. What happens sometimes is if there’s a lot of attention agencies put more people at it, other agencies will liaise on with them and do a helpful job. So, I can’t say I would suggest it would generally have a good effect on the investigation.

29 febbraio 2020

Le teorie del complotto sul coronavirus - terza parte

Secondo un articolo pubblicato da TGCOM24 a settembre nella città di Wuhan sarebbe stata condotta un'esercitazione militare in cui veniva simulato un attacco batteriologico e il nome scelto per il virus da sconfiggere era proprio coronavirus. L'esercitazione sarebbe stata svolta in previsione dei giochi delle forze armate, evento quadriennale che vede sfidarsi i membri delle forze armate dei paesi partecipanti in competizioni sportive, che si sarebbero svolti a ottobre a Wuhan.


L'evento sportivo si è svolto davvero ed è noto alle cronache solo per la squalifica degli atleti cinesi, rei di aver tenuto comportamenti scorretti a vari livelli. Tuttavia non esiste alcuna menzione in rete dell'esercitazione militare a cui fa riferimento TGCOM24 che ovviamente non cita la propria fonte e si è rifiutato di rivelarla anche davanti a una precisa richiesta del famoso sito di debunking italiano BUTAC. Quand'anche l'esercitazione fosse stata vera, la cosa non stupisce più di tanto: la Cina non è nuova a problemi del genere e svolgere un'esercitazione è una prassi del tutto normale, il nome scelto per il virus, coronavirus, è un nome generico che include molti virus tra cui quelli della SARS, della MERS e del comune raffreddore.

Una teoria alternativa legata ai Military World Games del 2019 vuole che il virus sia stato portato in Cina dalla delegazione degli Stati Uniti, ma l'unica fonte è un commento di un iscritto a Sina Weibo, un social network cinese simile a Twitter; ma più volte gli scienziati hanno chiarito che il coronavirus non ha le caratteristiche di un'arma sviluppata in laboratorio.

TGCOM24 non è nuovo a uscite complottiste di questo genere. Una soluzione per evitare il diffondersi di queste teorie può essere smettere di seguire questa testata e attingere le informazioni da notiziari più seri.

26 febbraio 2020

Le teorie del complotto sul coronavirus - seconda parte

Tra le varie teorie del complotto sul nuovo coronavirus ce n'è una, sostenuta soprattutto da vari media russi, secondo cui il virus sarebbe un'arma biologica creata nel consolato americano di Wuhan, la città da cui è partita l'epidemia nel 2019, e diffusa dal governo USA in Cina per danneggiarne la crescita economica.

Secondo quanto riportato dalla AFP, alcuni ufficiali del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno riferito che migliaia di utenze Facebook, Twitter e Instagram appartenenti a soggetti russi stanno diffondendo questa teoria sui social network; in questo caso queste utenze sarebbero utilizzate da utenti umani e non da bot, come invece la Russia fa abitualmente attraverso la Internet Research Agency, comunemente nota come la "fabbrica dei troll".


Altre testate, come la BBC e Foreign Policy aggiungono che queste teorie non si limitano ai social network ma che in Russia vengono diffuse anche dai canali di informazione mainstream come la rete televisiva Channel One (Первый канал, in cirillico) nel suo principale programma di informazione Vremya (Вре́мя, che significa Tempo). Uno dei frammenti di una puntata in cui viene trattato l'argomento è disponibile su YouTube, solo in russo e senza sottotitoli, ma grazie a un articolo di Open Media (in russo, ma leggibile con Google Translate) possiamo apprendere che il presentatore Kiril Kleimenov ipotizza che uno degli indizi sia il nome stesso del virus perché Donald Trump prima di essere presidente degli USA consegnava corone ai concorsi di bellezza (da cui, secondo loro, coronavirus). Per avvalorare la propria tesi, la trasmissione ha ripreso anche una fake news diffusa dai media russi nel 2018 secondo cui il governo americano stava testando sulle persone un'arma biologica sviluppata nelle Georgia.

Un'analisi molto precisa pubblicata su Medium mostra che numerose altre testate russe online hanno pubblicato molti articoli e video a sostegno di questa teoria che trova grande diffusione anche sul social network russo VK.

La Russia non è nuova a queste strategie. Durante la Guerra Fredda il KGB lanciò una campagna di disinformazione, nota come Operation Infektion, mirata a diffondere la teoria secondo cui l'HIV sarebbe stato creato dagli USA nell'ambito della ricerca sulle armi biologiche. Operation Infektion iniziò nel 1962 con un articolo sul giornale indiano Patriot, vicino al Cremlino, e solo nel 1992 alcuni esponenti del servizio segreto russo ammisero che la campagna di disinformazione era stata condotta dal KGB.

Per smentire questa e altre teorie analoghe, un team di scienziati di nove nazioni diverse ha pubblicato una dichiarazione su Lancet in cui condannano ogni teoria che sostiene che il virus non abbia origine naturale. Altri esperti interpellati da altre testate hanno chiarito che per tasso di mortalità e di contagio, il coronavirus non ha le caratteristiche di un'arma biologica. Va in ultimo considerato che se gli USA avessero voluto colpire l'economia cinese con un'arma biologica non sarebbero partiti dalla pur ricca città di Wuhan, ma dalle zone più produttive del paese come le province di Guangdong e Jiangsu o la città di Shaghai.

24 febbraio 2020

Le teorie del complotto sul coronavirus

Il coronavirus è stato creato in laboratorio?


La più popolare teoria del complotto sul coronavirus vuole che il virus sia un'arma biologica sfuggita per errore dal laboratorio di Wuhan. Tuttavia esperti consultati da Foreign Policy e dal Washington Post hanno chiarito che il coronavirus non ha le caratteristiche di un'arma biologica, perché il tasso di mortalità è troppo basso e quello di contagio troppo alto (rendendo così il virus poco controllabile, come invece un'arma dovrebbe essere).


Il primario Massimiliano Galli dell'ospedale Sacco di Milano, interpellato da Open, ha espresso la stessa posizione degli esperti americani, aggiungendo che qualora la Cina avesse voluto dotarsi di un'arma biologia avrebbe utilizzato la SARS, già disponibile e più efficace.


Il coronavirus è stato predetto da un romanzo di Dean Koontz del 1981?


Anzitutto bisognerebbe chiedersi come sarebbe possibile. Dean Koontz è un veggente? Gli ipotetici cospiratori hanno rivelato i loro piani a Dean Koontz quasi quarant'anni prima e Koontz è stato così poco accorto da rivelarlo in un romanzo?

In realtà il romanzo The Eyes of Darkness, pubblicato originariamente con lo pseudonimo di Leigh Nichols, parla effettivamente di un'epidemia nella città di Wuhan causata da un virus creato in laboratorio chiamato Wuhan-400; ma questo compare solo nelle edizioni ristampate a partire dal 1996, quelle che Koontz ha firmato con il suo vero nome che nel frattempo era diventato molto famoso. Nelle prime edizioni il nome del virus era Gorki-400 e l'epidemia avveniva in Unione Sovietica. Dopo la caduta del regime Koontz ha cambiato l'ambientazione della vicenda, e ha scelto la città di Wuhan probabilmente conscio del fatto che in quella città si trova il principale centro di virologia della Cina.

Inoltre il virus descritto dal libro di Koontz ha caratteristiche molto diverse dal coronavirus, ad esempio ha un tasso di mortalità del 100% , ha un periodo di incubazione di poche ore, aggredisce il cervelletto, secerne tossine che attaccano il cervello, blocca la respirazione e vive solo un'ora fuori del corpo umano.


Esiste dal 2018 un disinfettante efficace per il coronavirus?


In internet si trovano facilmente immagini di confezioni del disinfettante Primagel Plus che recano la scritta in rosso attivo su Coronavirus. Tuttavia questo non significa che esista un rimedio semplice ed economico che qualche cospiratore sta tenendo nascosto, anche perché essendo il prodotto in commercio non si capisce come i cospiratori lo starebbero tenendo nascosto.

In realtà il termine coronavirus non identifica un singolo virus, ma una famiglia di virus che include il comune raffreddore, la SARS, la MERS e il nuovo virus partito da Wuhan nel 2019. Il produttore del disinfettante ha confermato che il prodotto esiste dal 2010 e che era efficace contro i virus della famiglia coronavirus noti fino a quel momento.

27 gennaio 2020

Morte di Kobe Bryant: cosa sappiamo fin qui

Il 26 gennaio del 2020 alle ore 09:47 AM PST un elicottero Sikorsky S-76 (numero di registrazione N72EX), su cui viaggiava l'ex giocatore dei Los Angeles Lakers Kobe Bryant, si è schiantato su una collina a Calabasas, nella contea di Los Angeles. Il velivolo trasportava otto passeggeri più il pilota, tutti morti nello schianto.


L'elicottero, guidato dal pilota Ara Zobayn, era partito alle 09:06 dall'aeroporto John Wayne di Orange County. Tra i passeggeri erano presenti la figlia tredicenne di Kobe, Gianna Bryant, l'allenatore universitario di baseball John Altobelli con la moglie Keri e la figlia Alyssa, l'allenatrice di pallacanestro per le scuole elementari Christina Mauser, e Payton Chester con la madre Sarah Chester. Il gruppo era diretto alla Mamba Sports Academy, a Thousand Oaks, California, dove Gianna, Alyssa e Payton dovevano giocare una partita di basket, Kobe Bryant era l'allenatore della squadra della figlia coadiuvato da Christina Mauser.


In attesa che l'NTSB e l'FAA conducano le loro indagini, le prime ipotesi lasciano supporre che la nebbia, e non un guasto meccanico, sia la causa dello schianto. Il pilota aveva deciso di volare secondo le Visual Flight Rules (cioè il volo a vista) e pertanto doveva restare sotto le nuvole, anziché utilizzare le Instrument Flight Rules che gli avrebbe consentito di attraversare le nuvole ma che richiedeva più tempo e maggiore coordinamento con i controllori di volo.

Fonte: Los Angeles Times

Come si apprende dalla registrazione delle comunicazioni tra l'elicottero e i controllori di volo, l'elicottero è rimasto nell'area dell'aeroporto di Burbank per circa quindici minuti, compiendo ripetutamente dei voli circolari, perché per via della nebbia non era autorizzato a procedere. A quel punto il pilota ha chiesto un'autorizzazione speciale per procedere e l'ha ottenuta sotto le Special Visual Flight Rules che prevedono un contatto costante tra il pilota e i controllori di volo. Quando l'elicottero è passato dall'area di controllo della torre di Burbank al Southern California TRACON (il più grande centro di controllo aereo del mondo, che regola la zona di Los Angeles e San Diego) il controllore ha segnalato al pilota che l'elicottero stava volando troppo in basso un istante prima che la comunicazione si interrompesse per lo schianto.

Secondo i dati pubblicati da Flightradar24, l'elicottero ha girato a sinistra appena prima di abbassarsi e schiantarsi contro la collina; il professore di aviazione della New York University Paul Cline, intervistato dal New York Magazine, ha ipotizzato che il pilota possa aver deciso di abbassarsi per uscire da una nuvola di nebbia e non si sia accorto della collina sotto di sé per via della nebbia, portando così l'elicottero a schiantarsi.

Le seguenti foto, scattate a Los Angeles nella giornata dell'incidente alle 13:30 circa dall'amministratrice del forum sui Los Angeles Dodgers Dodger Yard Randi Radcliffe e pubblicate sul suo account di Twitter, mostrano quale fosse lo stato della nebbia sulla città poche ore dopo lo schianto.

Photo credit: Randi Radcliffe. Pubblicata con il permesso dell'autrice.

Photo credit: Randi Radcliffe. Pubblicata con il permesso dell'autrice.

La nebbia nell'area era tale che anche il dipartimento di polizia di Los Angeles aveva deciso di far atterrare i propri elicotteri in quanto, come riportato dal portavoce Josh Rubenstein, non si riscontravano le condizioni di sicurezza minime per volare. La stessa posizione è sostenuta dal pilota Kurt Deetz, intervistato dal Los Angeles Times. Sempre il Los Angeles Times ha riportato un parere di altri esperti, che non vengono identificati, secondo cui all'elicottero di Bryant è stato consentito di volare nonostante la nebbia perché avrebbe potuto adottare le Instrument Flight Rules che avrebbero garantito la sicurezza anche in condizioni di scarsa visibilità, ma Ara Zobayn ha invece deciso di fidarsi della propria vista portando il velivolo e i suoi passeggeri verso questa tragica conclusione.