Il 22 febbraio del 2021 l'NTSB ha annunciato che in concomitanza con la scadenza dell'affitto del Training Center di Ashburn, nella Virginia, il relitto del volo TWA 800 verrà smantellato e distrutto. Il velivolo, un Boeing 747, esplose al largo di East Moriches il 17 luglio del 1996 a causa di un guasto elettrico nel serbatoio centrale. Il caso attirò l'attenzione dei media a quella del pubblico per via dei timori che fosse stato abbattuto da un missile o da una bomba in un attentato terroristico, considerando anche che il disastro avvenne poco prima dell'inizio delle Olimpiadi di Atlanta e mentre a New York si stava svolgendo il processo contro il terrorista Ramzi Yousef perpetratore dell'attentato al World Trade Center del 1993.
L'aereo fu riassemblato dopo l'incidente in un hangar dell'aeroporto Grumman Peconic River di Calverton, nello stato di New York, durante le indagini; fu poi destinato alla formazione nel 2001 e spostato ad Ashburn, dove si trova tuttora, nel 2003
L'aereo verrà utilizzato per la formazione dei nuovi investigatori fino al 7 luglio del 2021, da allora l'NTSB provvederà a documentare la ricostruzione del velivolo con tecnologia 3-D ai fini di documentazione storica. In seguito lavorerà con un fornitore federale per smantellarlo e distruggerlo.
La nota dell'NTSB chiarisce che il relitto non può essere utilizzato per l'esposizione pubblica in base agli accordi iniziali stipulati con le famiglie delle vittime quando fu portato ad Ashburn, pertanto non potrà essere ceduto a un museo. Vista la mole e la necessità di liberare il sito, l'unica soluzione resta quindi la distruzione del velivolo ricostruito. L'NTSB ha comunicato la decisione alle famiglie delle vittime prima di annunciarla pubblicamente.
22 febbraio 2021
8 gennaio 2021
Dall'esplosione di Nashville all'assalto al Campidoglio: come le teorie del complotto forgiano il mondo in cui viviamo
Chi sperava che il 2021 sarebbe stato meno funesto del 2020 è stato smentito dopo soli sei giorni dalle agghiaccianti immagini dell'assalto da parte di un gruppo di sostenitori di Trump al Campidoglio di Washington durante la seduta del congresso che doveva ratificare la vittoria delle elezioni presidenziali da parte del candidato Democratico Joe Biden. Solo poche settimane fa, la mattina di Natale, un'esplosione ha scosso il cuore di Nashville quando un uomo si è fatto esplodere sul proprio camper parcheggiato. Questi due eventi sono accomunati da uno filo conduttore: in entrambi i casi i perpetratori erano animati dall'odio diffuso dalle teorie del complotto. Nel caso del Campidoglio gli assalitori erano sostenitori della teoria infondata secondo cui le elezioni dello scorso novembre sarebbero state truccate, la frangia più estrema comprendeva anche sostenitori della teoria QAnon. Anthony Warner, l'attentatore suicida di Nashville, era un complottista sul 5G ed era anche ossessionato dalla teoria dei rettiliani creata nel 1999 da David Icke. Per quanto spaventosi questi due terribili atti non sono isolati. Nei primi giorni di quest'anno un farmacista del Wisconsin che credeva che i vaccini contro il COVID-19 mutino il DNA umano ha distrutto cinquecento dosi del vaccino stesso e un estremista di destra ha causato un finto allarme bomba in un parcheggio del Queens.
La principale minaccia causata dalla fake news e dalle teorie del complotto è quella che possono causare odio, tensione sociale e instabilità; a giudicare da questi ultimi fatti ci stanno riuscendo benissimo. Pensare che l'elezione di Joe Biden in sostituzione di un presidente polarizzante come Donald Trump possa servire a migliorare la situazione è probabilmente un'illusione. Se un miglioramento ci sarà, sarà minimo; perché ormai l'odio è diffuso, viviamo nell'epoca della rabbia e della sfiducia e chi stia alla Casa Bianca non inverte la tendenza e la diffusione delle fake news. La sfiducia nelle istituzioni e nei mezzi di comunicazione è tale che già durante l'assalto al Campidoglio si sono sparse su internet le teorie del complotto secondo cui l'assalto sarebbe una cospirazione dei democratici e che l'uomo vestito da sciamano, Jake Angeli, avrebbe partecipato recentemente a manifestazioni di Black Lives Matter.
I social network hanno una responsabilità enorme in questo campo perché rendono più facile la diffusione di idee complottiste e mettono in contatto persone che credono alle stesse teorie. Non a caso, il gruppo di estrema destra che pianificava di rapire la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer stava raccogliendo adepti e organizzando la propria azione attraverso social network tra cui Facebook. Del resto le teorie del complotto sono sempre esistite, ma se negli anni 90 eventi come l'attentato di Oklahoma City erano rari, i gesti di odio diventano oggi sempre più frequenti perché la tensione è amplificata dai social network. Facebook e Twitter stanno mettendo in atto un tentativo di arginare il problema bloccando o segnalando le fake news, ma non sarà questa la soluzione al problema, per almeno due motivi. Il primo è che non è pensabile che sia Mark Zuckerberg (visto che i social network del gruppo FACEBOOK sono ancora largamente i più utilizzati) il garante della democrazia, perché se domani al posto di Zuckerberg trovassimo un appartenente a QAnon il problema sarebbe peggiorato. In secondo luogo perché quand'anche Facebook riuscisse a sterminare al proprio interno le fake news, gli utenti interessati a quel tipo di contenuti migrerebbero su altre piattaforme. Già ora gli estremisti di destra stanno lasciando Facebook in favore del russo VK, che ovviamente non farà mai nulla per contrastare la disinformazione, così come non lo fa Telegram (anch'esso russo) che si propone come alternativa a WhatsApp di Mark Zuckerberg.
Purtroppo non esiste una soluzione semplice al problema della disinformazione. Agire sui social network non basta, agire sui mezzi di informazione nemmeno. Probabilmente serve che i fruitori delle notizie imparino a discernere le notizie buona dalla disinformazione (e su certi temi è già successo, oggi nessuno parla più di scie chimiche), serve che tutte le fazioni (anche quelle di chi non crede ai complotti) smettano di usare un linguaggio che tende a creare divisioni, ma la prima cosa da fare è prendere atto di quanto le fake news siano pericolose e di come oggi siano una delle minacce terroristiche da cui dobbiamo difenderci.
La principale minaccia causata dalla fake news e dalle teorie del complotto è quella che possono causare odio, tensione sociale e instabilità; a giudicare da questi ultimi fatti ci stanno riuscendo benissimo. Pensare che l'elezione di Joe Biden in sostituzione di un presidente polarizzante come Donald Trump possa servire a migliorare la situazione è probabilmente un'illusione. Se un miglioramento ci sarà, sarà minimo; perché ormai l'odio è diffuso, viviamo nell'epoca della rabbia e della sfiducia e chi stia alla Casa Bianca non inverte la tendenza e la diffusione delle fake news. La sfiducia nelle istituzioni e nei mezzi di comunicazione è tale che già durante l'assalto al Campidoglio si sono sparse su internet le teorie del complotto secondo cui l'assalto sarebbe una cospirazione dei democratici e che l'uomo vestito da sciamano, Jake Angeli, avrebbe partecipato recentemente a manifestazioni di Black Lives Matter.
I social network hanno una responsabilità enorme in questo campo perché rendono più facile la diffusione di idee complottiste e mettono in contatto persone che credono alle stesse teorie. Non a caso, il gruppo di estrema destra che pianificava di rapire la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer stava raccogliendo adepti e organizzando la propria azione attraverso social network tra cui Facebook. Del resto le teorie del complotto sono sempre esistite, ma se negli anni 90 eventi come l'attentato di Oklahoma City erano rari, i gesti di odio diventano oggi sempre più frequenti perché la tensione è amplificata dai social network. Facebook e Twitter stanno mettendo in atto un tentativo di arginare il problema bloccando o segnalando le fake news, ma non sarà questa la soluzione al problema, per almeno due motivi. Il primo è che non è pensabile che sia Mark Zuckerberg (visto che i social network del gruppo FACEBOOK sono ancora largamente i più utilizzati) il garante della democrazia, perché se domani al posto di Zuckerberg trovassimo un appartenente a QAnon il problema sarebbe peggiorato. In secondo luogo perché quand'anche Facebook riuscisse a sterminare al proprio interno le fake news, gli utenti interessati a quel tipo di contenuti migrerebbero su altre piattaforme. Già ora gli estremisti di destra stanno lasciando Facebook in favore del russo VK, che ovviamente non farà mai nulla per contrastare la disinformazione, così come non lo fa Telegram (anch'esso russo) che si propone come alternativa a WhatsApp di Mark Zuckerberg.
Purtroppo non esiste una soluzione semplice al problema della disinformazione. Agire sui social network non basta, agire sui mezzi di informazione nemmeno. Probabilmente serve che i fruitori delle notizie imparino a discernere le notizie buona dalla disinformazione (e su certi temi è già successo, oggi nessuno parla più di scie chimiche), serve che tutte le fazioni (anche quelle di chi non crede ai complotti) smettano di usare un linguaggio che tende a creare divisioni, ma la prima cosa da fare è prendere atto di quanto le fake news siano pericolose e di come oggi siano una delle minacce terroristiche da cui dobbiamo difenderci.
7 dicembre 2020
TWA 800: an interview with former Chief of Coast Guard Media Relations Pat Philbin
An Italian translation is available here.
Flight TWA800, which exploded and crashed into the ocean near East Moriches, New York, on the 17th of July 1996, is one of the most complex cases of aviation disasters in american history. To explain us something on the disaster, Pat Philbin, who back then was the Chief of Coast Guard Media Relations accepted our request for an interview we are today offering our readers.
Nastro di Mobius: How was this case different from others you've been involved with?
Pat Philbin: Operationally, the case was no different other than its magnitude in terms of loss of life and its location to the U.S. coast. From a media perspective, these variables created an immediate challenge to determine what we were able to verify and share with other U.S. agencies that were involved and in our ability to release information to the public. The Coast Guard’s public affairs policy regarding the release of information has always been extraordinarily transparent and simple. Essentially, if a Coast Guard person had authority for something, he/she had a responsibility to answer questions with only four exceptions: if the information had to do with security, accuracy, privacy or propriety (company trade secrets), then the Coast Guard could withhold information. This was known as SAPP.
Nastro di Mobius: What was the feeling of the investigators in the first phases, before it became clear it was caused by an electric problem?
Pat Philbin: I had little or no interaction with the investigators on the scene; however, given the potential for terrorism-related possibilities, the Federal Bureau of Investigation, which has jurisdiction over such issues, was designated as the lead U.S. agency for the investigation. The Coast Guard was a supporting element.
Nastro di Mobius: Is it common in your experience that eyewitnesses give conflicting accounts like it happened with TWA 800?
Pat Philbin: As a researcher, I am familiar with studies that highlight exactly this challenge. I cannot speak to the conflicting accounts in this case, but again, there are studies that suggest people see what they believe, vice believing what they see as you have noted in some of your blog posts (e.g. cognitive dissonance).
Nastro di Mobius: Why do you think this case received so much media attention?
Pat Philbin: In general, immediacy, location, and the inability to verify a root cause quickly create uncertainty that motivate people to want explanations.
Nastro di Mobius: Do you think media pressure had an impact on the investigation? If so, a positive one or a negative one?
Pat Philbin: If you are asking whether the U.S. government changed its way of investigating such incidents, my opinion is no - but it is only my opinion from a supporting perspective of the response.
Nastro di Mobius: How was the cooperation between all different agencies involved in the investigation? Was it easy and smooth or somehow difficult?
Pat Philbin: In general, I recall the cooperation being smooth between federal agencies because of the FBI’s role, which was designated in the aftermath of the tragedy.
Nastro di Mobius: What "lesson learned" did you gain from this case?
Pat Philbin: Government agencies must have clear policies for information release and platforms, or technologies, to facilitate the free flow of information to those who are most relevant. Trust requires that leaders be the primary authoritative source of credible information, supported by evidence to minimize the potential for unsubstantiated allegations that may emerge. Transparency is key. Trained personnel are key. Speed is key. Plans are key. The ideal “systems approach” in responding well to incidents – regardless of the type, is to have well trained personnel whose reactions are based on “muscle memory” created by clear policies, sound planning, and robust exercises, complemented by leading edge technologies and strong leadership to “stay the course” in spite of crushing demand for information until high confidence can be established of the root cause of an incident.
Flight TWA800, which exploded and crashed into the ocean near East Moriches, New York, on the 17th of July 1996, is one of the most complex cases of aviation disasters in american history. To explain us something on the disaster, Pat Philbin, who back then was the Chief of Coast Guard Media Relations accepted our request for an interview we are today offering our readers.
Nastro di Mobius: How was this case different from others you've been involved with?
Pat Philbin: Operationally, the case was no different other than its magnitude in terms of loss of life and its location to the U.S. coast. From a media perspective, these variables created an immediate challenge to determine what we were able to verify and share with other U.S. agencies that were involved and in our ability to release information to the public. The Coast Guard’s public affairs policy regarding the release of information has always been extraordinarily transparent and simple. Essentially, if a Coast Guard person had authority for something, he/she had a responsibility to answer questions with only four exceptions: if the information had to do with security, accuracy, privacy or propriety (company trade secrets), then the Coast Guard could withhold information. This was known as SAPP.
Nastro di Mobius: What was the feeling of the investigators in the first phases, before it became clear it was caused by an electric problem?
Pat Philbin: I had little or no interaction with the investigators on the scene; however, given the potential for terrorism-related possibilities, the Federal Bureau of Investigation, which has jurisdiction over such issues, was designated as the lead U.S. agency for the investigation. The Coast Guard was a supporting element.
Nastro di Mobius: Is it common in your experience that eyewitnesses give conflicting accounts like it happened with TWA 800?
Pat Philbin: As a researcher, I am familiar with studies that highlight exactly this challenge. I cannot speak to the conflicting accounts in this case, but again, there are studies that suggest people see what they believe, vice believing what they see as you have noted in some of your blog posts (e.g. cognitive dissonance).
Nastro di Mobius: Why do you think this case received so much media attention?
Pat Philbin: In general, immediacy, location, and the inability to verify a root cause quickly create uncertainty that motivate people to want explanations.
Nastro di Mobius: Do you think media pressure had an impact on the investigation? If so, a positive one or a negative one?
Pat Philbin: If you are asking whether the U.S. government changed its way of investigating such incidents, my opinion is no - but it is only my opinion from a supporting perspective of the response.
Nastro di Mobius: How was the cooperation between all different agencies involved in the investigation? Was it easy and smooth or somehow difficult?
Pat Philbin: In general, I recall the cooperation being smooth between federal agencies because of the FBI’s role, which was designated in the aftermath of the tragedy.
Nastro di Mobius: What "lesson learned" did you gain from this case?
Pat Philbin: Government agencies must have clear policies for information release and platforms, or technologies, to facilitate the free flow of information to those who are most relevant. Trust requires that leaders be the primary authoritative source of credible information, supported by evidence to minimize the potential for unsubstantiated allegations that may emerge. Transparency is key. Trained personnel are key. Speed is key. Plans are key. The ideal “systems approach” in responding well to incidents – regardless of the type, is to have well trained personnel whose reactions are based on “muscle memory” created by clear policies, sound planning, and robust exercises, complemented by leading edge technologies and strong leadership to “stay the course” in spite of crushing demand for information until high confidence can be established of the root cause of an incident.
TWA 800: intervista all'ex responsabile delle relazioni con i media della Guardia Costiera Pat Philbin
L'originale inglese è disponibile qui.
Il volo TWA 800, che esplose e cadde nell'oceano vicino a East Moriches, nello stato di New York, il 17 luglio 1996, è uno dei casi di disastro aereo più complessi della storia degli Stati Uniti. Per spiegarci alcuni dettagli sul disastro Pat Philbin, che al tempo ea il responsabile delle relazioni con i media della Guardia Costiera, ha accettato la nostra proposta di un'intervista che offriamo di seguito ai nostri lettori.
Nastro di Mobius: In cosa questo caso è stato diverso dagli altri in cui sei stato coinvolto?
Pat Philbin: Operativamente, il caso non era diverso se non per la grandezza in termini di perdite di vite umane e per la posizione rispetto alla costa degli Stati Uniti. Dal punto di vista dei media, questi fattori causarono una sfida immediata nel valutare cosa eravamo in grado di verificare e condividere con le altre agenzie statunitensi coinvolte e nella nostra capacità di rilasciare informazioni al pubblico. La policy degli affari pubblici della Guardia Costiera riguardo alla divulgazione di informazioni è sempre stata straordinariamente trasparente e semplice. In sostanza, se una persona della Guardia Costiera aveva la responsabilità su qualcosa, aveva l'onere di rispondere alle domande con solo quattro eccezioni: se le informazioni avevano a che fare con sicurezza, accuratezza, privacy o i beni (segreti commerciali dell'azienda), in questi casi la Guardia Costiera poteva trattenere informazioni. Questo era noto come SAPP [dall'acronimo dei quattro termini in inglese, NdT].
Nastro di Mobius: Qual era la sensazione degli investigatori nelle prime fasi, prima che diventasse chiaro che il disastro era stato causato da un problema elettrico?
Pat Philbin: Ho avuto poca o nessuna interazione con gli investigatori sulla scena; tuttavia, dato che potenzialmente poteva essere legato terrorismo, il Federal Bureau of Investigation, che ha giurisdizione su queste questioni, è stato designato come principale agenzia statunitense per le indagini. La Guardia Costiera era a supporto.
Nastro di Mobius: È frequente in base alla tua esperienza che testimoni oculari forniscano resoconti contrastanti come è successo nel caso del TWA 800?
Pat Philbin: Come ricercatore, conosco gli studi che evidenziano proprio questa difficoltà. Non posso parlare dei racconti contrastanti riguardo a questo caso, ma di nuovo, ci sono studi che spiegano che le persone vedono ciò a cui credono, invece di credere a ciò che vedono come hai spiegato in alcuni dei tuoi post sul blog (ad esempio la dissonanza cognitiva).
Nastro di Mobius: Perché pensi che questo caso abbia ricevuto così tanta attenzione mediatica?
Pat Philbin: In generale, l'immediatezza, la posizione e l'incapacità di dimostrare la causa principale creano rapidamente incertezza che motiva le persone a volere spiegazioni.
Nastro di Mobius: Pensi che la pressione mediatica abbia avuto un impatto sulle indagini? Se sì, è stato positivo o negativo?
Pat Philbin: Se stai chiedendo se il governo degli Stati Uniti ha cambiato il suo modo di indagare su tali incidenti, la mia opinione è no, ma è solo la mia opinione dal punto di vista del supporto che abbiamo fornito.
Nastro di Mobius: Com'è stata la collaborazione tra le varie agenzie coinvolte nelle indagini? È stata facile e scorrevole o ci sono state difficoltà?
Pat Philbin: In generale, ricordo che la cooperazione tra le agenzie federali sia stata agevole a causa del ruolo dell'FBI, che è stato designato all'indomani della tragedia.
Nastro di Mobius: Quale lezione ti ha insegnato questo caso?
Pat Philbin: Le agenzie governative devono avere politiche chiare per il rilascio di informazioni e piattaforme, o tecnologie, per facilitare il libero flusso di informazioni verso chi è più importante che le abbia. La fiducia richiede che i leader siano la principale fonte autorevole di informazioni credibili, supportate da prove per ridurre al minimo la possibilità di eventuali accuse infondate. La trasparenza è fondamentale. Il personale preparato è fondamentale. La velocità è fondamentale. La pianificazione è fondamentale. L'"approccio sistemico" ideale per rispondere al meglio agli incidenti, indipendentemente dal tipo, è di disporre di personale ben preparato le cui reazioni si basino sulla "memoria muscolare" creata da procedure chiare, una solida pianificazione ed esercitazioni concrete, uniti a tecnologie all'avanguardia e una forte leadership per "mantenere la rotta" nonostante la schiacciante richiesta di informazioni fino a quando non sarà possibile stabilire una buona sicurezza sulla causa principale di un incidente.
Il volo TWA 800, che esplose e cadde nell'oceano vicino a East Moriches, nello stato di New York, il 17 luglio 1996, è uno dei casi di disastro aereo più complessi della storia degli Stati Uniti. Per spiegarci alcuni dettagli sul disastro Pat Philbin, che al tempo ea il responsabile delle relazioni con i media della Guardia Costiera, ha accettato la nostra proposta di un'intervista che offriamo di seguito ai nostri lettori.
Nastro di Mobius: In cosa questo caso è stato diverso dagli altri in cui sei stato coinvolto?
Pat Philbin: Operativamente, il caso non era diverso se non per la grandezza in termini di perdite di vite umane e per la posizione rispetto alla costa degli Stati Uniti. Dal punto di vista dei media, questi fattori causarono una sfida immediata nel valutare cosa eravamo in grado di verificare e condividere con le altre agenzie statunitensi coinvolte e nella nostra capacità di rilasciare informazioni al pubblico. La policy degli affari pubblici della Guardia Costiera riguardo alla divulgazione di informazioni è sempre stata straordinariamente trasparente e semplice. In sostanza, se una persona della Guardia Costiera aveva la responsabilità su qualcosa, aveva l'onere di rispondere alle domande con solo quattro eccezioni: se le informazioni avevano a che fare con sicurezza, accuratezza, privacy o i beni (segreti commerciali dell'azienda), in questi casi la Guardia Costiera poteva trattenere informazioni. Questo era noto come SAPP [dall'acronimo dei quattro termini in inglese, NdT].
Nastro di Mobius: Qual era la sensazione degli investigatori nelle prime fasi, prima che diventasse chiaro che il disastro era stato causato da un problema elettrico?
Pat Philbin: Ho avuto poca o nessuna interazione con gli investigatori sulla scena; tuttavia, dato che potenzialmente poteva essere legato terrorismo, il Federal Bureau of Investigation, che ha giurisdizione su queste questioni, è stato designato come principale agenzia statunitense per le indagini. La Guardia Costiera era a supporto.
Nastro di Mobius: È frequente in base alla tua esperienza che testimoni oculari forniscano resoconti contrastanti come è successo nel caso del TWA 800?
Pat Philbin: Come ricercatore, conosco gli studi che evidenziano proprio questa difficoltà. Non posso parlare dei racconti contrastanti riguardo a questo caso, ma di nuovo, ci sono studi che spiegano che le persone vedono ciò a cui credono, invece di credere a ciò che vedono come hai spiegato in alcuni dei tuoi post sul blog (ad esempio la dissonanza cognitiva).
Nastro di Mobius: Perché pensi che questo caso abbia ricevuto così tanta attenzione mediatica?
Pat Philbin: In generale, l'immediatezza, la posizione e l'incapacità di dimostrare la causa principale creano rapidamente incertezza che motiva le persone a volere spiegazioni.
Nastro di Mobius: Pensi che la pressione mediatica abbia avuto un impatto sulle indagini? Se sì, è stato positivo o negativo?
Pat Philbin: Se stai chiedendo se il governo degli Stati Uniti ha cambiato il suo modo di indagare su tali incidenti, la mia opinione è no, ma è solo la mia opinione dal punto di vista del supporto che abbiamo fornito.
Nastro di Mobius: Com'è stata la collaborazione tra le varie agenzie coinvolte nelle indagini? È stata facile e scorrevole o ci sono state difficoltà?
Pat Philbin: In generale, ricordo che la cooperazione tra le agenzie federali sia stata agevole a causa del ruolo dell'FBI, che è stato designato all'indomani della tragedia.
Nastro di Mobius: Quale lezione ti ha insegnato questo caso?
Pat Philbin: Le agenzie governative devono avere politiche chiare per il rilascio di informazioni e piattaforme, o tecnologie, per facilitare il libero flusso di informazioni verso chi è più importante che le abbia. La fiducia richiede che i leader siano la principale fonte autorevole di informazioni credibili, supportate da prove per ridurre al minimo la possibilità di eventuali accuse infondate. La trasparenza è fondamentale. Il personale preparato è fondamentale. La velocità è fondamentale. La pianificazione è fondamentale. L'"approccio sistemico" ideale per rispondere al meglio agli incidenti, indipendentemente dal tipo, è di disporre di personale ben preparato le cui reazioni si basino sulla "memoria muscolare" creata da procedure chiare, una solida pianificazione ed esercitazioni concrete, uniti a tecnologie all'avanguardia e una forte leadership per "mantenere la rotta" nonostante la schiacciante richiesta di informazioni fino a quando non sarà possibile stabilire una buona sicurezza sulla causa principale di un incidente.
25 novembre 2020
Cosa sappiamo finora sul monolito trovato nello Utah
Lo scorso 18 novembre il Dipartimento di Pubblica Sicurezza dello Utah stava conducendo una spedizione in elicottero insieme allo Utah Division of Wildlife Resources (ente statale che si occupa della tutela della fauna selvatica) per valutare la numerosità dei bighorn (ovino altrimenti noto come pecora delle Montagne Rocciose) quando i membri dell'operazione hanno avvistato un monolito metallico di forma prismoidale in un'area nascosta. Ovviamente da quanto la notizia è apparsa sui media si sono rincorse le più svariate teorie su cosa sia: da un'installazione aliena a un dispositivo per una tecnologia nuova e misteriosa.
Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha emanato un comunicato (nota: il sito non è accessibile dall'Italia, richiede un IP negli Stati Uniti) in cui specifica che il luogo esatto del ritrovamento non è stato reso noto perché è un'area remota e pericolosa, pertanto se qualcuno provasse a raggiungerla si potrebbe trovare in situazione di pericolo e necessitare di intervento di squadre di soccorso. Il comunicato è comunque ricco di foto e di video, da cui si evince che uno degli spigoli del prisma è rivolto verso una spaccatura della roccia. Il monolito è di acciaio inossidabile ed è alto tra tre metri e tre metri e mezzo. L'oggetto è infilzato nel terreno, ma non si sa quanto in profondità, e nemmeno si sa da quanti anni si trovi lì. Alcuni utenti di Reddit lo hanno comunque individuato con precisione su Google Earth e, grazie alla localizzazione, il ricercatore H.I Sutton è riuscito a verificare che il monolito è stato posto in quel luogo tra agosto del 2015 e ottobre del 2016.
L'ipotesi più probabile è che si tratti di un'opera d'arte. É questo fin da subito il parere del pilota dell'elicottero che ha trovato il monolito, Bret Hutchings, secondo cui l'oggetto è stato creato da qualche appassionato di 2001: Odissea Nello Spazio; dello stesso avviso è la rivista di settore The Art Newspaper secondo cui lo stile è molto simile a quello dell'artista John McCracken, deceduto nel 2011; l'oggetto potrebbe quindi essere di sua produzione, visto che McCracken aveva vissuto a nord del vicino New Mexico negli ultimi anni della sua vita, oppure di un imitatore.
Il Dipartimento ha aggiornato la sua dichiarazione il 24 novembre per sottolineare che l'occupazione di suolo pubblico senza autorizzazione è illegale, la nota specifica anche no matter what planet you’re from (da qualunque pianeta proveniate). Entro lunedì 30 novembre il Bureau of Land Management (ente governativo che gestisce i territorio) dovrà decidere se aprire un'indagine o rimuovere l'oggetto se dovesse causare problemi alla fauna selvatica.
Il Bureau of Land Management ha emesso un comunicato in cui annuncia che il monolito è stato rimosso da ignoti e non si trova più nella posizione in cui era stato trovato. Il Bureau ha aggiunto che l'oggetto era considerato proprietà privata e che quindi un'eventuale riguardo a un furto dello stesso ricadrebbe nell'ambito di competenza dello sceriffo della contea. Ovviamente resta anche possibile che l'oggetto sia stato asportato da chi lo aveva in precedenza posizionato il quel luogo.
Il canale televisivo di Salt Lake City KSL aggiunge (nota: il sito non è accessibile dall'Italia, richiede un IP negli Stati Uniti) che al posto del monolito è stata posta una piramide di dimensioni ridotte e apparentemente dello stesso materiale.
L'appassionato di sport estremi e BASE jumper Andy Lewis ha postato su YouTube un video un cui dimostra di essere stato lui, insieme a tre altre persone, a rimuovere il monolito per evitare che persone interessate potesssero decidere andare a vederlo contaminando così la natura.
L'ufficio dello sceriffo della contea di San Juan ha inoltre dichiarato di non avere le risorse per indagare il furto, tuttavia di essere interessato a ricevere aggiornamenti da eventuali testimoni qualora ce ne fossero.
Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha emanato un comunicato (nota: il sito non è accessibile dall'Italia, richiede un IP negli Stati Uniti) in cui specifica che il luogo esatto del ritrovamento non è stato reso noto perché è un'area remota e pericolosa, pertanto se qualcuno provasse a raggiungerla si potrebbe trovare in situazione di pericolo e necessitare di intervento di squadre di soccorso. Il comunicato è comunque ricco di foto e di video, da cui si evince che uno degli spigoli del prisma è rivolto verso una spaccatura della roccia. Il monolito è di acciaio inossidabile ed è alto tra tre metri e tre metri e mezzo. L'oggetto è infilzato nel terreno, ma non si sa quanto in profondità, e nemmeno si sa da quanti anni si trovi lì. Alcuni utenti di Reddit lo hanno comunque individuato con precisione su Google Earth e, grazie alla localizzazione, il ricercatore H.I Sutton è riuscito a verificare che il monolito è stato posto in quel luogo tra agosto del 2015 e ottobre del 2016.
L'ipotesi più probabile è che si tratti di un'opera d'arte. É questo fin da subito il parere del pilota dell'elicottero che ha trovato il monolito, Bret Hutchings, secondo cui l'oggetto è stato creato da qualche appassionato di 2001: Odissea Nello Spazio; dello stesso avviso è la rivista di settore The Art Newspaper secondo cui lo stile è molto simile a quello dell'artista John McCracken, deceduto nel 2011; l'oggetto potrebbe quindi essere di sua produzione, visto che McCracken aveva vissuto a nord del vicino New Mexico negli ultimi anni della sua vita, oppure di un imitatore.
Il Dipartimento ha aggiornato la sua dichiarazione il 24 novembre per sottolineare che l'occupazione di suolo pubblico senza autorizzazione è illegale, la nota specifica anche no matter what planet you’re from (da qualunque pianeta proveniate). Entro lunedì 30 novembre il Bureau of Land Management (ente governativo che gestisce i territorio) dovrà decidere se aprire un'indagine o rimuovere l'oggetto se dovesse causare problemi alla fauna selvatica.
Aggiornamento 29/11/2020
Il Bureau of Land Management ha emesso un comunicato in cui annuncia che il monolito è stato rimosso da ignoti e non si trova più nella posizione in cui era stato trovato. Il Bureau ha aggiunto che l'oggetto era considerato proprietà privata e che quindi un'eventuale riguardo a un furto dello stesso ricadrebbe nell'ambito di competenza dello sceriffo della contea. Ovviamente resta anche possibile che l'oggetto sia stato asportato da chi lo aveva in precedenza posizionato il quel luogo.
Il canale televisivo di Salt Lake City KSL aggiunge (nota: il sito non è accessibile dall'Italia, richiede un IP negli Stati Uniti) che al posto del monolito è stata posta una piramide di dimensioni ridotte e apparentemente dello stesso materiale.
Aggiornamento 03/12/2020
L'appassionato di sport estremi e BASE jumper Andy Lewis ha postato su YouTube un video un cui dimostra di essere stato lui, insieme a tre altre persone, a rimuovere il monolito per evitare che persone interessate potesssero decidere andare a vederlo contaminando così la natura.
L'ufficio dello sceriffo della contea di San Juan ha inoltre dichiarato di non avere le risorse per indagare il furto, tuttavia di essere interessato a ricevere aggiornamenti da eventuali testimoni qualora ce ne fossero.
23 novembre 2020
La morte di Heath Ledger
Il 22 gennaio del 2008 Heath Ledger, uno degli attori più promettenti del cinema del nuovo millennio, fu trovato senza vita nel suo appartamento al numero 421 di Broome Street, nel quartiere di SoHo di Manhattan, ucciso da un cocktail letale di farmaci. L'attore australiano si trovava a New York per girare il film The Imaginarium of Doctor Parnassus, uscito postumo l'anno seguente. Avrebbe compiuto ventinove anni poco più di due mesi dopo e aveva da poco finito di girare il secondo capitolo della trilogia di Batman diretta da Christopher Nolan, The Dark Knight, nei panni del Joker, che gli valse un Oscar come migliore attore non protagonista e che quando l'attore morì era in fase di post-produzione.
Per accertare la causa della morte di Heath Ledger fu necessaria anche un'indagine federale da parte della DEA, ma tuttora a più di dieci anni molti sostengono ancora che le cose siano andate diversamente.
I fatti di base
Heath Ledger si era trasferito in un loft a SoHo pochi mesi prima di perdere la vita, dopo essere stato cacciato dalla casa nel quartiere Boerum Hill di Brooklyn in cui aveva vissuto con l'attrice Michelle Williams da cui nel 2005 aveva avuto una figlia. Ledger prese quindi in affitto il loft di SoHo di circa quattrocento metri quadri che gli costava venticinquemila dollari al mese.
Il 21 gennaio del 2008 Heath parlò al telefono con la sorella Kate Ledger che si trovava a Perth. Kate rivelò in seguito che il fratello le era sembrato allegro, di buon umore e che non manifestò nessun segno che lasciasse pensare a tendenze suicide.
Non sappiamo a che ora Heath si stese a letto quella sera, ma sappiamo che alle 12:30 del 22 gennaio, quando arrivò la governante Teresa Solomon, stava ancora dormendo. Intorno alle 13 la donna entrò nella stanza dell'attore e lo sentì russare; pensando che non ci fosse nulla di allarmante proseguì quindi nel suo lavoro. Alle 14:45 arrivò nel loft anche la massaggiatrice Diana Wolozin con cui Ledger aveva un appuntamento. Non vedendolo arrivare provò a chiamarlo al cellulare intorno alle 15, ma non ottenne risposta. La massaggiatrice entrò quindi nella camera in cui dormiva l'attore e lo trovò ancora steso a letto, cercò di svegliarlo ma Heath Ledger non si muoveva. Diana si allarmò, prese il cellulare di Heath e premette il tasto di chiamata rapida con cui chiamò l'attrice Mary-Kate Olsen, amica di Heath Ledger, per chiederle aiuto. La Olsen, che si trovava in California, disse che avrebbe chiamato una società di bodyguard privata a New York di sua conoscenza e fiducia. Diana alle 15:26 chiamò il 911 che le diede istruzioni telefoniche su come provare a rianimarlo, ma i tentativi furono vani.
I paramedici arrivarono alle 15:33, quasi in contemporanea con le guardie personali chiamate da Mary-Kate. Gli operatori sanitari stesero Heath sul pavimento dove provarono a rianimarlo con un defibrillatore, ma neanche questo tentativo servì. Alle 15:36 Heath Ledger fu dichiarato morto. In quegli istanti concitati, arrivò sulla scena anche la polizia di New York che interrogò subito i cinque testimoni: Teresa Solomon, Diana Wolozin e le tre guardie private. Gli agenti conclusero che non c'era motivo di pensare che Heath Ledger fosse stato ucciso, perché i testimoni collaboravano con gli inquirenti e dalle loro testimonianze non emerse nulla di sospetto. L'unico problema che emerse fu che Diana Wolozin non aveva la licenza per fare la massaggiatrice e il suo lavoro era quindi illegale, ma questo ovviamente non fa pensare a un omicidio.
Nella stanza fu trovata una confezione di sonniferi e altrove nella casa altre medicine che richiedono prescrizione medica. L'amico Gerry Grennell, che visse con Ledger negli ultimi mesi della sua vita a SoHo, confermò che Heath aveva problemi a dormire e che usava dosi eccessive di medicinali per cercare un po' di riposo. L'autopsia confermò infatti che Heath Ledger era morto per overdose accidentale di sonniferi, antidolorifici e ansiolitici. Una nota scritta del medico legale chiarì che l'intossicazione era stata causata dagli effetti combinati di ossicodone, idrocodone, diazepam, temazepam, alprazolam e doxilamina.
Chiarita la causa del decesso, restò da chiarire perché Ledger ingerisse una tale quantità di farmaci e chi glieli avesse prescritti. Infatti è molto raro che un medico prescriva diazepam, alprazolam e temazepam a un singolo paziente; ancora meno probabile era che li prescrivesse a un paziente che già assumeva ossicodone o idrocodone.
Le indagini
La Drug Enforcement Administration indagò su due medici, a Houston e a Los Angeles, che avevano prescritto medicinali a Heath Ledger nel periodo precedente alla sua morte. L'agenzia stabilì comunque che nessuno dei due aveva prescritto a Ledger le medicine che lo avevano ucciso, ma gli avevano dato prescrizioni per altri medicinali; i due medici furono quindi scagionati. Nell'ambito della medesima indagine, Mary-Kate Olsen dichiarò che non avrebbe parlato agli inquirenti se non le fosse stata garantita l'immunità, l'avvocato dell'attrice aggiunse che a dispetto delle speculazioni dei tabloid la sua cliente non aveva fornito i farmaci a Ledger e non sapeva da dove questi li avesse presi.
Il 6 agosto l'indagine venne chiusa senza che la Olsen venisse chiamata a testimoniare, il coroner stabilì che Heath Ledger era morto per intossicazione involontaria da farmaci. La DEA non riuscì a chiarire chi avesse fornito a Ledger i medicinali che lo hanno condotto alla morte, l'agenzia ritiene che l'attore se li fosse procurati con prescrizioni false o con altri simili mezzi illegali. L'unico colpevole della morte di Heath Ledger è quindi Heath Ledger stesso.
Nel 2017 il patologo forense Jason Payne-James studiò il caso per la puntata della trasmissione televisiva Autopsy: The Last Hours of... dedicata a Heath Ledger e giunse alla conclusione che l'attore sarebbe sopravvissuto se solo avesse tolto dalla combinazione letale l'idrocodone e l'ossicodone. Payne-James aggiunse che Ledger soffriva di un'infiammazione al petto, che gli causava una tosse fastidiosa, che contribuì al blocco respiratorio che lo uccise.
Il suicidio di Andrew Koenig e la presunta maledizione del Joker
Due anni dopo la morte di Heath Ledger un altro attore che aveva interpretato il Joker perse la vita in circostanze tragiche. Il 25 febbraio l'attore Andrew Koenig, che aveva interpretato il Joker nel cortometraggio Batman: Dead End del 2003 diretto da Sandy Collora, fu trovato impiccato nello Stanely Park di Vancouver, vittima di un apparente suicidio. Da allora si è diffusa in rete la teoria del complotto della maledizione del Joker secondo cui chiunque abbia interpretato il celebre antagonista di Batman avrebbe avuto conseguenze funeste.
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| Andrew Koenig nei panni del Joker |
In realtà Heath Ledger ed Andrew Koenig sono gli unici casi del genere, perché altri attori che hanno interpretato il Joker, come Jack Nicholson, Cesar Romero, Joaquin Phoenix e Jared Leto, non hanno avuto conseguenze negative e la loro carriera è proseguita senza particolari problemi. Quella della maledizione del Joker è quindi solo una leggenda metropolitana.
13 novembre 2020
L'origine della teoria del complotto degli Illuminati
Una delle più popolari teorie del complotto contemporanee è quella secondo cui una setta segreta chiamata Illuminati vorrebbe prendere il controllo dell'intero pianeta attraverso l'instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.
Cercando in rete l'origine di questa setta, si trova facilmente una società segreta omonima fondata in Baviera nel 1776, che era composta da un gruppo di intellettuali che si opponevano alle influenze della religione nella vita quotidiana; tuttavia gli Illuminati tedeschi del 1700 non c'entrano nulla con la recente teoria del complotto che ha un'origine del tutto diversa. Un articolo della BBC spiega infatti che la teoria cospirazionista attuale parte da un libello pubblicato nel 1963 intitolato Principia Discordia, che si poneva come il manifesto di una setta, di fatto inesistente, dedita al culto di Eris, dea della discordia. Il libro fu autoprodotto ad opera degli autori Greg Hill e Kerry Wendell Thornley ed era sostanzialmente una burla che si proponeva come parodia delle religioni e delle sette.
La teoria esposta nel libro si basava su tre principi: il principio dell'ordine, il principio del disordine e la nozione che entrambi sono mere illusioni e invenzioni della mente umana, perché l'unico ordine naturale è il caos assoluto. I seguaci della setta, detti Discordiani, dovevano quindi compiere atti di disobbedienza civile e diffondere scherzi e notizie false al fine di diffondere il caos in modo non troppo serio.
Thornely e un suo amico, Robert Anton Wilson, colsero però uno spunto diverso e giunsero alla conclusione che il mondo era troppo ordinato e controllato, e decisero che fosse opportuno riportare il caos diffondendo disinformazione. Wilson lavorava come autore presso Playboy e insieme a Thornely iniziò a mandare alla rivista false lettere di lettori che denunciavano l'esistenza di una setta segreta e totalitaria chiama Illuminati; i due poi iniziarono a mandare altre lettere che contraddicevano le prime. Lo scopo, secondo gli autori, era quello di gettare discredito sui mezzi di informazione, che finivano per pubblicare notizie contrastanti, in modo da stimolare i lettori a indagare le informazioni autonomamente.
Wilson andò ancora oltre, scrivendo una serie di libri che parlavano degli Illuminati, di come questi controllassero il mondo e di come alcuni fatti della cronaca recente, come gli omicidi dei fratelli Kennedy o di Martin Luther King, fossero stati orchestrati proprio da loro. I tre libri più celebri sull'argomento furono poi raccolti in una trilogia chiamata The Illuminatus! Trilogy che resta ad oggi il più celebre volume sull'argomento.
In realtà a distanza di quasi sessant'anni non è facile capire se l'intento originale degli autori fosse ironico (per mettere il risalto l'assurdità delle teorie del complotto), se fosse serio o se fosse solo una trovata commerciale per vendere libri. Il risultato comunque è che quella degli Illuminati è oggi una tra le più famose teorie del complotto, diffusa grazie a internet ma anche da spettatori poco accorti che hanno preso troppo sul serio film come Angeli e Demoni o da chi crede che star della musica come Jay-Z e Beyoncé siano a conoscenza di realtà scomode, per il fatto di compiere con le mani il gesto del triangolo, che richiamerebbe l'occhio della provvidenza, durante i loro concerti.
In ogni caso, chi oggi crede alla teoria degli Illuminati è vittima fondamentalmente di uno scherzo, perché la teoria è stata creata a tavolino. Questo esempio, comunque, è sufficiente a spiegare che inventare una simile teoria per gioco può avere effetti disastrosi e molto più vasti di quanto l'autore originale possa immaginare e che quindi fare una cosa del genere è un gesto completamente scellerato.
Cercando in rete l'origine di questa setta, si trova facilmente una società segreta omonima fondata in Baviera nel 1776, che era composta da un gruppo di intellettuali che si opponevano alle influenze della religione nella vita quotidiana; tuttavia gli Illuminati tedeschi del 1700 non c'entrano nulla con la recente teoria del complotto che ha un'origine del tutto diversa. Un articolo della BBC spiega infatti che la teoria cospirazionista attuale parte da un libello pubblicato nel 1963 intitolato Principia Discordia, che si poneva come il manifesto di una setta, di fatto inesistente, dedita al culto di Eris, dea della discordia. Il libro fu autoprodotto ad opera degli autori Greg Hill e Kerry Wendell Thornley ed era sostanzialmente una burla che si proponeva come parodia delle religioni e delle sette.
La teoria esposta nel libro si basava su tre principi: il principio dell'ordine, il principio del disordine e la nozione che entrambi sono mere illusioni e invenzioni della mente umana, perché l'unico ordine naturale è il caos assoluto. I seguaci della setta, detti Discordiani, dovevano quindi compiere atti di disobbedienza civile e diffondere scherzi e notizie false al fine di diffondere il caos in modo non troppo serio.
Thornely e un suo amico, Robert Anton Wilson, colsero però uno spunto diverso e giunsero alla conclusione che il mondo era troppo ordinato e controllato, e decisero che fosse opportuno riportare il caos diffondendo disinformazione. Wilson lavorava come autore presso Playboy e insieme a Thornely iniziò a mandare alla rivista false lettere di lettori che denunciavano l'esistenza di una setta segreta e totalitaria chiama Illuminati; i due poi iniziarono a mandare altre lettere che contraddicevano le prime. Lo scopo, secondo gli autori, era quello di gettare discredito sui mezzi di informazione, che finivano per pubblicare notizie contrastanti, in modo da stimolare i lettori a indagare le informazioni autonomamente.
Wilson andò ancora oltre, scrivendo una serie di libri che parlavano degli Illuminati, di come questi controllassero il mondo e di come alcuni fatti della cronaca recente, come gli omicidi dei fratelli Kennedy o di Martin Luther King, fossero stati orchestrati proprio da loro. I tre libri più celebri sull'argomento furono poi raccolti in una trilogia chiamata The Illuminatus! Trilogy che resta ad oggi il più celebre volume sull'argomento.
In realtà a distanza di quasi sessant'anni non è facile capire se l'intento originale degli autori fosse ironico (per mettere il risalto l'assurdità delle teorie del complotto), se fosse serio o se fosse solo una trovata commerciale per vendere libri. Il risultato comunque è che quella degli Illuminati è oggi una tra le più famose teorie del complotto, diffusa grazie a internet ma anche da spettatori poco accorti che hanno preso troppo sul serio film come Angeli e Demoni o da chi crede che star della musica come Jay-Z e Beyoncé siano a conoscenza di realtà scomode, per il fatto di compiere con le mani il gesto del triangolo, che richiamerebbe l'occhio della provvidenza, durante i loro concerti.
In ogni caso, chi oggi crede alla teoria degli Illuminati è vittima fondamentalmente di uno scherzo, perché la teoria è stata creata a tavolino. Questo esempio, comunque, è sufficiente a spiegare che inventare una simile teoria per gioco può avere effetti disastrosi e molto più vasti di quanto l'autore originale possa immaginare e che quindi fare una cosa del genere è un gesto completamente scellerato.
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